Los Angeles, 14 aprile 2026 – Oltre mille tra le più influenti star di Hollywood, registi e professionisti del settore cinematografico, tra cui nomi di spicco come Jane Fonda, Joaquin Phoenix, Yorgos Lanthimos, Lily Gladstone e Bryan Cranston, hanno sottoscritto una lettera aperta contro la prevista fusione tra Warner Bros e Paramount. Questa operazione, del valore di circa 110 miliardi di dollari, rappresenterebbe la creazione di un colosso mediatico senza precedenti, ma ha suscitato forti opposizioni per le possibili conseguenze sul tessuto creativo e lavorativo dell’industria cinematografica.
Le ragioni dell’opposizione delle star di Hollywood
La missiva, promossa da gruppi come il Committee for the First Amendment guidato da Jane Fonda, il Democracy Defenders Fund e la Future Film Coalition, evidenzia una crescente preoccupazione per la concentrazione del potere nelle mani di poche grandi entità. Si legge nel testo: «Stiamo assistendo a una drastica diminuzione della produzione di film e alla riduzione della varietà delle storie raccontate. Un numero ristretto di potenti aziende decide cosa viene prodotto, lasciando meno spazio ai creativi indipendenti e alle imprese più piccole».
Tra i firmatari figurano anche attori e attrici come Tiffany Haddish, Noah Wyle, Patti Lupone, Rosario Dawson, Kristen Stewart, Ted Danson, Rosanna Arquette, Lin-Manuel Miranda, Glenn Close, Elliott Page, e Ben Stiller. Questi artisti temono che la fusione riduca ulteriormente la concorrenza, con conseguenze negative per le opportunità lavorative e la diversità culturale del settore.
La risposta ufficiale di Paramount e l’impatto sul settore
Paramount, tramite una dichiarazione riportata da Variety, ha voluto rassicurare la comunità creativa e il pubblico, sottolineando che «l’operazione unisce punti di forza complementari per sostenere un maggior numero di progetti, idee audaci e talenti in ogni fase della carriera, portando storie a un pubblico globale e rafforzando la concorrenza». L’azienda ha ribadito l’impegno a incrementare la produzione annuale di film di alta qualità, con una distribuzione cinematografica completa e il mantenimento di marchi iconici sotto una guida creativa indipendente.
Il confronto si inserisce in un momento delicato per l’industria, considerati gli sconvolgimenti provocati dalla pandemia di Covid-19, dall’ingresso delle grandi piattaforme tecnologiche e dal cambiamento delle abitudini dei consumatori. A questo si aggiunge la resistenza normativa, con indagini in corso negli Stati Uniti e nel Regno Unito, oltre all’opposizione del procuratore generale della California, Rob Bonta, che ha annunciato un’analisi rigorosa sull’impatto della fusione.
Le figure simbolo della protesta: Jane Fonda e Joaquin Phoenix
Jane Fonda, celebre attrice e attivista di lunga data, ha dato voce alle preoccupazioni sul rischio di compromettere la libertà artistica e la pluralità culturale. Vincitrice di due Premi Oscar e riconosciuta per il suo impegno politico e sociale, Fonda guida il gruppo che definisce la fusione una delle minacce più gravi alla libertà di espressione nel cinema.
Dall’altro lato, Joaquin Phoenix, attore pluripremiato noto per interpretazioni intense in film come Joker e The Master, si è unito alla protesta sottolineando l’importanza della diversità creativa e della sostenibilità dell’ecosistema produttivo. Phoenix, attivo anche come sostenitore dei diritti animali e della causa ambientale, rappresenta una generazione di artisti che chiedono un futuro più equo e inclusivo per la narrazione cinematografica.
Questa mobilitazione testimonia la crescente tensione tra esigenze economiche e valori culturali, in un settore che sta affrontando una trasformazione epocale.



