Il nome di Giovanni Malagò entra con forza nel dibattito sulla futura guida della FIGC, ma il diretto interessato frena e chiarisce la propria posizione. Intervenuto al podcast “Sette Vite” di Hoara Borselli, Malagò ha spiegato di non aver presentato alcuna candidatura formale, nonostante l’interesse manifestato da alcuni rappresentanti della Serie A dopo le dimissioni di Gabriele Gravina.
Malagò fa chiarezza
Malagò ha sottolineato che, allo stato attuale, non esiste alcun passo concreto da parte sua. Alcuni club della massima serie lo avrebbero contattato per sondare la sua disponibilità, ma lui ha preferito non esporsi senza un’indicazione ufficiale. Solo in presenza di un passaggio formale da parte delle componenti federali, ha spiegato, potrà prendere in considerazione l’ipotesi di scendere in campo.
Uno degli elementi che più ha colpito Malagò è stata la convergenza mostrata da gran parte delle società di Serie A. Ha parlato di una compattezza inusuale per un ambiente storicamente frammentato e spesso diviso, evidenziando come il sostegno quasi unanime verso una figura esterna rappresenti un fatto significativo. Senza questo livello di unità, ha ammesso, avrebbe probabilmente escluso a priori qualsiasi coinvolgimento.
Credibilità e senso di responsabilità
Nel suo intervento, Malagò ha lasciato intendere che il suo nome venga associato a qualità come affidabilità ed equilibrio, elementi considerati fondamentali nei momenti di difficoltà. Ha ribadito come chi ricopre incarichi di responsabilità dovrebbe incarnare questi valori, anche se non sempre accade. Un eventuale impegno alla guida della Federazione, ha precisato, richiederebbe un’analisi approfondita, anche alla luce degli impatti sulla sua attività imprenditoriale e sulla vita personale.
Sui possibili interventi per rilanciare il calcio italiano, Malagò ha scelto la prudenza. Ha spiegato che ogni eventuale candidatura dovrebbe poggiare su un programma condiviso con le diverse componenti del sistema. Esporsi in anticipo, senza un confronto strutturato, rischierebbe di risultare improprio e prematuro.
Il dolore di Malagò per l’Italia fuori dai Mondiali
Nel corso della conversazione, l’ex presidente del CONI ha anche commentato la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali, definendola una ferita difficile da accettare per tutti gli appassionati. Ha raccontato di aver seguito da vicino la sfida tra Italia e Irlanda a Bergamo, vivendo la partita con grande coinvolgimento emotivo, nonostante l’assenza di incarichi ufficiali.
Abodi: “Serve un cambiamento vero”
Sulla situazione del calcio italiano è intervenuto anche il ministro per lo Sport Andrea Abodi, che ha richiamato la necessità di riportare serenità in un contesto segnato da tensioni e divisioni. Secondo Abodi, non basta un semplice cambio al vertice: occorre una trasformazione più profonda del sistema, capace di superare conflitti e rilanciare il movimento nel suo complesso.
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