Roma, 15 aprile 2026 – La Conferenza episcopale degli USA interviene con una dichiarazione ufficiale per chiarire la posizione della Chiesa cattolica sull’etica della guerra, in risposta alle recenti affermazioni pubbliche di J.D. Vance, attuale vicepresidente degli Stati Uniti. Il documento riafferma il principio fondamentale della dottrina cattolica, secondo cui una guerra può essere considerata giusta solo se intrapresa per legittima difesa, dopo il fallimento di ogni tentativo di pace.
La posizione della Chiesa cattolica degli USA sulla guerra giusta
Monsignor James Massa, presidente della Commissione per la Dottrina della Conferenza Episcopale Usa, richiama l’insegnamento costante della Chiesa e sottolinea che Papa Leone XIV, nel suo ruolo di pastore supremo, non esprime semplicemente opinioni teologiche, ma esercita il suo ministero di Vicario di Cristo predicando il Vangelo. La Chiesa, si legge nel documento, invita tutte le persone di buona volontà a pregare e a impegnarsi per una pace duratura, evitando le ingiustizie e i mali che la guerra inevitabilmente comporta.
Da oltre mille anni, la Chiesa cattolica insegna la teoria della guerra giusta, che pone condizioni rigorose per la legittimità del conflitto armato. Tra queste, è imprescindibile che la guerra sia una risposta a un’aggressione attiva e che sia l’ultima risorsa, dopo il fallimento di ogni tentativo di risoluzione pacifica. Il Catechismo della Chiesa Cattolica stabilisce chiaramente che la nazione può impugnare la spada solo per legittima difesa.
Il confronto con le affermazioni di J.D. Vance
Le parole del vicepresidente Usa, riportate dal New York Times, che si è richiamato alla Seconda Guerra Mondiale per giustificare i bombardamenti americani sull’Iran, hanno suscitato una risposta netta da parte dei vescovi statunitensi. Vance aveva criticato il Papa per aver affermato che i discepoli di Cristo non possono essere dalla parte di chi “brandisce la spada e sgancia bombe”. I vescovi replicano che la tradizione cattolica della guerra giusta non avalla un intervento militare offensivo o preventivo, ma solo una guerra condotta in difesa effettiva e legittima.
Questa presa di posizione riafferma dunque i limiti etici entro cui si deve muovere la politica estera di una nazione cristiana, richiamando al rispetto della dottrina e al primato della pace come valore assoluto.






