Così ha risposto Donald Trump all’offerta dell’Iran di sospendere l’arricchimento dell’uranio per cinque anni. Washington vuole di più: almeno vent’anni di congelamento. È scontro aperto, anche se il presidente americano non ha chiuso del tutto la porta a ulteriori negoziati. Al momento, però, le distanze restano profonde e il rischio di una nuova impasse si fa sempre più concreto. La tensione tra Stati Uniti e Iran, insomma, non dà segni di calo.
Iran: dialogo difficile sul nucleare con gli USA
Gli Stati Uniti chiedono molto: non basta fermare l’arricchimento dell’uranio, vogliono che l’Iran consegni tutto il materiale altamente arricchito che ha in casa. Un punto che rischia di far saltare tutto. Teheran, però, non ci sta. La sua proposta prevede di tenere il materiale sul territorio, ma “diluirlo” per impedirne l’uso militare. Un compromesso tecnico che per gli americani non basta. Washington resta ferma sulla sua linea, chiedendo di più per evitare rischi futuri.
Araghchi e Vance: dialogo difficile ma non chiuso
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, parlando con il collega francese Jean-Noel Barrot, ha definito le richieste americane “troppo esigenti” e in continuo cambiamento, un ostacolo serio nei negoziati in Pakistan. Tuttavia, ha ammesso che qualcosa si è mosso su alcune questioni. Dall’altra parte, il vicepresidente Usa JD Vance ha parlato di “conversazioni positive” e di passi avanti, anche se ha sottolineato come ora la palla sia nel campo iraniano. Per Vance serve più flessibilità da Teheran per arrivare a un accordo vero.
Un’offerta troppo corta, Trump resta fermo ma non chiude le porte
Secondo il New York Times, la proposta iraniana prevede una sospensione che dura al massimo cinque anni, ben lontana dai venti anni richiesti da Washington. Trump ha rispedito tutto al mittente, ribadendo la necessità di regole più severe per bloccare ogni possibile sviluppo nucleare militare da parte dell’Iran. Nonostante questo no netto, gli Stati Uniti sembrano ancora disponibili a valutare nuovi incontri nelle prossime settimane, anche se nessuna data è stata fissata. Nel frattempo, la trattativa resta in bilico, con entrambe le parti sotto pressione sul fronte interno e internazionale.






