A Pechino, sotto il maestoso soffitto della Grande Sala del Popolo, il presidente americano Donald Trump è stato accolto da una cerimonia che non lasciava spazio a dubbi: quella tra Stati Uniti e Cina è una partita di altissimo livello. Tra bande militari e giovani agitatore di bandiere, Trump ha promesso un futuro “fantastico” per le relazioni tra le due superpotenze. Xi Jinping, dal canto suo, ha ribadito che un rapporto stabile tra i due Paesi porterebbe vantaggi non solo a loro, ma a tutto il mondo. Parole di facciata? Non proprio. Dietro quel sorriso, però, si cela un’agenda fitta di tensioni, dal commercio a Taiwan, pronta a mettere alla prova questa fragile alleanza.
Trump incontra Xi a Pechino: gli aggiornamenti
Il tappeto rosso steso davanti alla Grande Sala del Popolo ha segnato l’avvio della visita di Trump, la prima di un presidente Usa a Pechino dal 2017. I due leader hanno messo da parte le tensioni con una cerimonia solenne: inni nazionali suonati insieme, salve di cannone, parate delle guardie d’onore. Accanto a Xi, Trump ha trovato non solo il consueto protocollo, ma anche una nutrita delegazione americana, con pezzi da novanta come il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il segretario di Stato Marco Rubio. L’atmosfera, ufficialmente cordiale, nasconde però uno scontro serrato sui temi più caldi del rapporto tra le due potenze.
Dazi, Iran e Taiwan: i nodi più spinosi del vertice
Al di là delle formalità, i colloqui tra Trump e Xi si sono subito concentrati sui temi più urgenti. Al primo posto il commercio: dopo anni di guerra a colpi di dazi che hanno sconvolto scambi e filiere produttive su entrambi i lati del Pacifico, l’amministrazione americana vuole chiudere accordi concreti. Trump ha ribadito la volontà di acquistare più prodotti agricoli e aerei cinesi, un segnale verso la normalizzazione. Sul fronte internazionale, l’Iran resta un terreno delicato: Pechino continua a importare la maggior parte del petrolio da Teheran, nonostante le sanzioni Usa. Trump ha detto di voler affrontare la questione con Xi, immaginando un ruolo della Cina nel mediare tra Washington e Teheran, ma ha negato di dipendere da Pechino per gestire il dossier.
La questione Taiwan, invece, rimane la spina nel fianco. A dicembre, gli Stati Uniti hanno annunciato la vendita di armamenti per oltre 10 miliardi di dollari a Taipei, scelta che Pechino considera una violazione degli accordi diplomatici e una minaccia alla propria sovranità. Xi ha avvertito che un malinteso su questo tema potrebbe trasformare la disputa in un vero e proprio conflitto, mettendo a rischio l’intero rapporto bilaterale. Trump, pur riconoscendo la delicatezza, non ha escluso di discutere anche questo punto.
Delegazione economica e agenda fitta: tra affari e simboli
Dietro Trump, una folta schiera di amministratori delegati delle grandi aziende americane ha accompagnato la missione. Tra loro spiccano nomi come Jensen Huang di Nvidia, Elon Musk di Tesla e Tim Cook di Apple, insieme ai vertici di Meta, Visa, JPMorgan Chase, Boeing e Cargill. La loro presenza sottolinea come questa visita non sia solo politica, ma anche un’occasione per rafforzare legami economici messi a dura prova negli ultimi anni. In programma fino al 15 maggio, la missione prevede anche una visita al Tempio del Cielo, patrimonio mondiale dell’umanità, e un banchetto di Stato destinato a segnare un momento istituzionale importante. Al momento, i risultati concreti del vertice sono ancora da vedere, ma l’obiettivo è chiaro: mettere le relazioni sino-americane su una strada più stabile in vista del 2026.






