Due petroliere bloccate, il traffico nello Stretto di Hormuz si ferma ancora. Stamattina, due navi – una battente bandiera del Botswana, l’altra dell’Angola – hanno dovuto invertire rotta, costrette dalle forze militari iraniane a interrompere la traversata. Lo riferisce l’agenzia Tasnim, che dipinge uno scenario di tensione crescente e manovre militari serrate. Lo Stretto, snodo cruciale per il commercio globale, resta in bilico. Il rischio di un impatto pesante sulle rotte internazionali è ormai concreto.
Stretto di Hormuz ancora bloccato
Questa mattina, il 19 aprile, le autorità militari iraniane hanno bloccato il passaggio di due petroliere nello Stretto di Hormuz, come riportato dai media locali. Le navi, provenienti da Botswana e Angola, sono state richiamate indietro mentre tentavano di transitare in questa via strategica per il petrolio globale. Il blocco, messo in atto in risposta alle crescenti tensioni con gli Stati Uniti, sembra rivolto in particolare a chi prova a passare senza il via libera di Teheran. L’intervento ha imposto restrizioni severe, costringendo le petroliere a cambiare rotta e lasciare la zona. Un’ulteriore fonte di pressione in un’area già molto instabile.
Traffico marittimo quasi fermo, nessuna nave in transito
I dati di MarineTraffic mostrano uno stretto praticamente vuoto oggi, con pochissime navi in movimento. La BBC segnala che molte imbarcazioni restano ancorate nel Golfo Persico, soprattutto vicino alle coste di Oman e Emirati Arabi Uniti. Ieri sono stati segnalati attacchi a due navi indiane che tentavano di attraversare lo stretto. Da domenica mattina, però, il traffico si è praticamente bloccato. Reuters conferma che una petroliera cinese e una nave gasiera indiana, dopo aver provato a passare verso est, sono state respinte. Nessun’altra nave ha varcato lo stretto dopo la mezzanotte, segno di una vera e propria sospensione delle attività.
Hormuz, un nodo strategico con riflessi globali
Lo Stretto di Hormuz è una delle vie più importanti per il trasporto energetico mondiale: da qui passa circa un quinto del petrolio che viaggia via mare. Il blocco in corso, nato dalle tensioni politiche e militari nella regione, rischia di avere ripercussioni pesanti sui mercati globali e sulla sicurezza energetica. L’Iran tiene saldamente sotto controllo il passaggio delle navi, imponendo restrizioni sia militari che economiche. Tra queste, anche una sorta di pedaggio in criptovalute per chi ottiene il permesso di transitare. La situazione resta sotto stretta osservazione internazionale, con il rischio di nuove escalation che potrebbero mettere a dura prova la stabilità di un’area già cruciale per il commercio mondiale.






