Teheran, 1 marzo 2026 – La situazione in Medio Oriente si è drammaticamente aggravata dopo la morte di Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ucciso durante un attacco congiunto di Stati Uniti e Israele. Le reazioni non si sono fatte attendere, con promesse di ritorsioni da parte di Teheran e una nuova ondata di violenze che sta coinvolgendo l’intera regione.
Iran: l’attacco e le conferme ufficiali sulla morte di Khamenei
tra il 28 febbraio e oggi, primo marzo, le forze israeliane e statunitensi hanno lanciato un massiccio raid contro obiettivi militari e nucleari iraniani, con l’obiettivo di colpire il cuore del regime di Teheran. L’operazione, che ha visto l’impiego di circa 200 jet da combattimento impegnati in diverse ondate, ha interessato circa 500 obiettivi sul territorio iraniano, tra cui siti di arricchimento dell’uranio a Natanz e Fordow, e il centro scientifico di Isfahan. Le fonti israeliane hanno confermato l’eliminazione di figure chiave del regime, tra cui il comandante delle Guardie rivoluzionarie Mohammad Pakpour e il capo del Consiglio di Difesa Ali Shamkhani.
Il colpo più significativo è stato però l’uccisione di Ali Khamenei, confermata dalla televisione di Stato iraniana e da fonti israeliane. La morte della Guida Suprema ha scatenato una forte ondata di lutto e rabbia in Iran, con migliaia di persone che si sono radunate nelle strade di Teheran e altre città, intonando slogan come “Morte all’America” e “Morte a Israele”.
Il presidente russo Vladimir Putin ha condannato l’assassinio definendolo una violazione di tutte le norme morali e del diritto internazionale, esprimendo vicinanza al popolo iraniano e al presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ora guida il paese insieme ad altri alti funzionari nel periodo di transizione.
La risposta iraniana e il rischio di escalation
In risposta agli attacchi, l’Iran ha lanciato una serie di missili contro territori israeliani e basi statunitensi nella regione del Golfo e in Iraq. Due missili sono stati indirizzati verso Cipro, dove sono di stanza truppe britanniche, secondo quanto riferito dal segretario alla Difesa britannico John Healey, a dimostrazione dell’indiscriminata natura della rappresaglia iraniana.
Le Forze di Difesa israeliane (Idf) hanno confermato di aver intercettato dozzine di missili lanciati dall’Iran contro Israele nelle ultime ore, con un bilancio di almeno 63 feriti e una vittima, una donna di 63 anni, deceduta durante un attacco su Tel Aviv. La popolazione è stata invitata a rimanere nei rifugi in attesa di nuovi sviluppi.
Il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, ha dichiarato che l’Iran colpirà Stati Uniti e Israele con una forza mai sperimentata prima, promettendo una risposta dura e senza limiti agli attacchi subiti. Anche le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato l’inizio di un’operazione offensiva “più feroce della storia” contro Israele e le basi americane.
Nel frattempo, si registrano forti esplosioni in diverse zone di Teheran, con colonne di fumo visibili e incendi, tra cui un’esplosione nell’area dell’aeroporto Mehrabad, mentre i media israeliani riferiscono di un attacco anche alla televisione di Stato iraniana nella capitale.
Implicazioni politiche e scenari futuri
La morte di Khamenei rappresenta un evento storico che potrebbe modificare profondamente gli equilibri interni all’Iran e la stabilità regionale. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha definito l’omicidio come una “dichiarazione di guerra a tutti i musulmani” e ha affermato che la vendetta è un dovere legittimo.
Il presidente israeliano Benjamin Netanyahu ha esortato i cittadini iraniani a ribellarsi contro il regime, annunciando che nei prossimi giorni Israele colpirà migliaia di obiettivi legati al regime del terrore, con l’obiettivo di creare le condizioni per la caduta del regime iraniano.
Nel frattempo, il governo degli Emirati Arabi Uniti ha invitato l’Iran a cessare le aggressioni nel Golfo, sottolineando che tali azioni isolano ulteriormente la Repubblica islamica in un momento critico. Anche l’ONU, tramite il segretario generale Antonio Guterres, ha espresso preoccupazione per il rischio di una catena di eventi incontrollabili che potrebbe degenerare in un conflitto regionale di vaste proporzioni.
La nomina di Ahmad Vahidi, vice comandante delle Guardie rivoluzionarie, a nuovo comandante dopo la morte di Mohammad Pakpour, testimonia la rapidità con cui il regime iraniano sta cercando di mantenere la coesione delle proprie forze armate e di affrontare la crisi.
L’attuale crisi tra Iran, Israele e Stati Uniti rappresenta un punto di svolta nella storia recente del Medio Oriente, con potenziali conseguenze di vasta portata per la sicurezza e la stabilità globali. Le prossime ore saranno decisive per comprendere l’evoluzione di un conflitto che rischia di allargarsi rapidamente e coinvolgere ulteriori attori internazionali.






