(Istanbul, 2 marzo 2026) – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha avuto un fitto scambio telefonico con il segretario generale della NATO, Mark Rutte, durante il quale ha sottolineato l’importanza di dare spazio alla diplomazia per raggiungere la pace nel conflitto in Medio Oriente. La telefonata, confermata da una nota ufficiale della presidenza di Ankara, si inserisce in un contesto di crescente tensione regionale e di sforzi diplomatici per stabilizzare la situazione.
Erdogan e Rutte: una visione condivisa sulla sicurezza e la diplomazia
Durante il colloquio, Erdogan ha evidenziato come la Turchia stia monitorando attentamente l’evolversi della crisi e abbia ribadito che la via diplomatica rappresenta la sola strada sostenibile per una pace duratura. Nel medesimo scambio, Mark Rutte ha rimarcato la necessità di un approccio olistico e a 360 gradi della NATO per garantire la sicurezza, sottolineando la prontezza dell’Alleanza Atlantica nel difendersi da qualsiasi minaccia proveniente da ogni direzione.
Quest’incontro segue una serie di contatti serrati che Erdogan ha mantenuto anche con altri leader, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, con cui ha discusso la cruciale necessità di incoraggiare Stati Uniti e Iran a riprendere il dialogo per la pace regionale. Erdogan ha definito i conflitti in corso come elementi destabilizzanti per la sicurezza non solo locale ma globale, ribadendo l’importanza di intensificare i contatti tra le parti in conflitto.

La Turchia al centro della diplomazia e della sicurezza regionale
La posizione di Ankara si conferma strategica anche per la sua influenza sul controllo dei flussi migratori e sulle rotte energetiche nel Mediterraneo orientale, elementi che Erdogan usa come leve di negoziazione internazionale. La Turchia, infatti, ospita oltre 5 milioni di rifugiati e ha saputo trasformare questa crisi umanitaria in uno strumento di peso geopolitico, ottenendo significativi finanziamenti dall’Unione Europea e un ruolo di primo piano nei negoziati sulla sicurezza regionale.
L’abilità diplomatica di Erdogan emerge anche dal suo ruolo di mediatore tra la NATO e la Russia, un equilibrio delicato che passa anche dal controllo degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, vitali per l’accesso navale nel Mar Nero. In questo quadro, la Turchia si propone come attore chiave per la stabilizzazione del Medio Oriente, facendo della diplomazia e della cooperazione multilaterale la sua arma principale per affrontare le sfide di un’area strategica e complessa.






