“L’Iran non deve avere armi nucleari”, ha tuonato Donald Trump da New York, con la voce carica di urgenza e una certezza ferma. “Le userebbero, e milioni di persone morirebbero. Italiani e cattolici compresi”. Parole dure, nette, che non lasciano spazio a dubbi. Il presidente al secondo mandato ha risposto così, senza giri di parole, anche a domande che riguardavano il Papa e il presunto massacro di 42.000 manifestanti in Iran. Dietro queste dichiarazioni si nasconde un clima teso, fatto di segnali contrastanti e un futuro incerto. La situazione nel paese mediorientale resta complessa, e le tensioni non accennano a diminuire.
Trump parla di “vittoria” in Iran
Trump parla di una vittoria “schiacciante” in un conflitto che è ormai al centro della politica estera americana. Ha spiegato che lo Stretto di Hormuz, chiuso dagli Usa per mettere pressione, sta causando danni ingenti all’economia iraniana, con perdite che si aggirano sui 500 milioni di dollari al giorno. Questa mossa, ha detto, resterà attiva finché non si arriverà a un’intesa con Teheran. Ha anche criticato i media, accusandoli di diffondere “fake news” che, di fatto, aiutano l’avversario.
L’obiettivo dichiarato di Washington è mettere in ginocchio il regime iraniano, spingendolo a piegarsi alle condizioni statunitensi. Il blocco dello Stretto di Hormuz è una carta fondamentale: da lì passa una fetta importante del petrolio mondiale, e colpire il commercio energetico significa colpire duramente l’economia di Teheran.
Negoziati in vista e attacchi ai democratici: Trump punta al dialogo, ma avverte
Nonostante il tono duro, Trump lascia aperta la porta a un accordo “in tempi relativamente brevi”, ma precisa di non sentirsi costretto a chiudere a qualsiasi prezzo. E a complicare la situazione, dice, non è tanto Teheran quanto i democratici americani, che definisce “traditori” per aver indebolito la posizione degli Stati Uniti nel confronto con l’Iran.
Il presidente va oltre, sostenendo che il nuovo accordo sarà migliore di quello firmato da Barack Obama e potrà portare “pace e sicurezza per Israele, il Medio Oriente, l’Europa, l’America e il mondo intero”. L’ottimismo sulle trattative convive però con una dura critica interna e una fermezza che non lascia spazio a compromessi facili. L’uso dei social per diffondere queste posizioni mostra anche la volontà di Trump di tenere saldamente in mano il racconto della vicenda.
La situazione resta dunque fluida e incerta. Le pressioni nel Congresso, i rapporti con gli alleati e le mosse di Teheran decideranno nei prossimi giorni se questo secondo mandato di Trump sarà ricordato per una svolta diplomatica o per un’escalation militare in uno dei fronti più caldi degli ultimi anni.






