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Home Esteri

Cina ordina lo stop temporaneo all’export di raffinati per timori su forniture energetiche

La Cina blocca temporaneamente le esportazioni di carburanti per tutelare la sicurezza energetica interna, mentre le tensioni nel Golfo Persico minacciano i flussi globali di petrolio

by Marco Viscomi
5 Marzo 2026
Iran continuerà a vendere petrolio alla Cina

Iran continuerà a vendere petrolio alla Cina | Shutterstock

Pechino, 5 marzo 2026 – Il governo della Cina ha ordinato alle principali raffinerie del Paese di sospendere temporaneamente le esportazioni di diesel e benzina, in risposta all’acuirsi delle tensioni nel Golfo Persico, zona cruciale per il rifornimento energetico globale. La misura, riportata da fonti Bloomberg, è stata presa a seguito dell’interruzione del traffico petrolifero nello strategico Stretto di Hormuz, tramite il quale ogni giorno transitano circa 20 milioni di barili di petrolio, pari a circa il 20% del consumo mondiale e una quota simile di gas naturale liquefatto globale.

Cina, decisione e motivazioni della sospensione delle esportazioni

Secondo fonti vicine alla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma di Pechino, l’organo principale di pianificazione economica della Cina, i funzionari hanno incontrato i vertici delle raffinerie chiedendo di sospendere immediatamente tutte le spedizioni di prodotti raffinati verso l’estero. La misura prevede la sospensione della firma di nuovi contratti di esportazione e la negoziazione per annullare quelli già concordati.

Questa decisione riflette la preoccupazione di Pechino per eventuali carenze di approvvigionamento energetico causate dall’instabilità nella regione del Golfo Persico, da cui dipende più della metà delle importazioni marittime di greggio della Cina.

Contesto geopolitico e impatto globale

Le tensioni nel Medio Oriente si sono intensificate con una serie di attacchi e raid militari, coinvolgendo Stati Uniti, Israele e Iran, e con conseguenti ripercussioni sulle rotte di navigazione petrolifera. Recentemente, l’Iran ha lanciato attacchi con droni contro aeroporti in Azerbaijan e postazioni curde in Iraq, mentre Israele ha effettuato bombardamenti su Teheran, incrementando il rischio di un’escalation militare. Inoltre, nel Golfo Persico sono stati abbattuti missili da crociera e sono stati segnalati danni a petroliere, con fuoriuscite di greggio in mare, che aggravano il quadro di tensione.

In questo scenario, la Cina, che importa una quota significativa di petrolio dal Medio Oriente via mare, sta adottando misure preventive per garantire la sicurezza energetica interna, bloccando temporaneamente le esportazioni di prodotti raffinati come diesel e benzina. La decisione di Pechino si inserisce in un contesto globale di incertezza, con gli Stati Uniti che mantengono una presenza militare significativa nell’area e con il Senato americano che ha recentemente respinto una risoluzione per limitare i poteri del presidente in materia di guerra.

Questa mossa cinese evidenzia la crescente vulnerabilità delle catene di approvvigionamento energetico mondiali di fronte alle tensioni geopolitiche nella regione del Golfo Persico, sottolineando l’importanza strategica del controllo delle rotte marittime e delle risorse petrolifere per le economie globali.

Tags: CinaIranPetrolioStretto di Hormuz

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