Napoli, 29 aprile 2026 – Nuovi sviluppi emergono sull’inquietante vicenda della morte di dj Godzì, nome d’arte di Michele Noschese, il giovane 36enne deceduto a Ibiza lo scorso luglio. La famiglia, da sempre scettica riguardo alla versione ufficiale delle autorità spagnole, ha ora a supporto una perizia che conferma i sospetti di un trattamento particolarmente violento subito dal ragazzo.
Cos’è emerso dalla perizia su dj Godzì?
Il padre di dj Godzì, Giuseppe Noschese, ha dichiarato all’ANSA che la perizia del consulente medico, il dottor Raffaele Zinno, comproverebbe che il figlio fu sottoposto a una forma di tortura “con insolita aggressività, tipica delle metodologie militari”. Secondo quanto riportato, durante l’intervento della Guardia Civil spagnola, richiamata dai vicini per il volume alto della musica, il giovane fu immobilizzato in modo “incaprettato”, con tecniche riservate ai corpi speciali.
La relazione medica descrive infatti un accanimento su una persona “prona sul divano”, con un ginocchio premuto sull’emitorace, e l’applicazione di un colpo di karate alla gola che avrebbe causato la frattura dell’osso ioide. Una ricostruzione che contrasta nettamente con la versione ufficiale delle autorità spagnole, le quali attribuiscono la morte a un arresto cardiaco dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti.
Le prossime mosse della procura
Nei prossimi giorni, la procura di Roma procederà all’ascolto di alcune persone informate sui fatti. Successivamente, l’intero fascicolo, comprensivo della perizia medico-legale, sarà sottoposto all’attenzione dell’aggiunto Giovanni Conzo per le determinazioni del caso. La famiglia di dj Godzì continua quindi a cercare giustizia, forte delle nuove evidenze che gettano una luce inquietante sugli eventi che hanno portato alla tragica morte del giovane artista.






