Parma, 24 aprile 2026 – La Corte d’assise di Parma ha emesso oggi la sentenza nel processo contro Chiara Petrolini, la giovane di 22 anni di Traversetolo accusata degli omicidi dei suoi due neonati, partoriti il 12 maggio 2023 e il 7 agosto 2024, e poi sepolti nel giardino di casa. Dopo poco più di tre ore di camera di consiglio, i giudici hanno condannato Petrolini a 24 anni e tre mesi di reclusione, riqualificando uno dei capi di accusa da soppressione di cadavere a occultamento di cadavere.
I dettagli della sentenza
La Corte, presieduta dal giudice Alessandro Conti, ha deciso la condanna tenendo conto delle perizie e delle indagini svolte durante il processo. In particolare, è stata accolta la tesi della Procura di Parma, che imputava alla giovane non solo gli omicidi premeditati dei due neonati ma anche la soppressione dei corpi, poi sepolti nel giardino della sua abitazione. Tuttavia, per il secondo figlio è stato riconosciuto il reato meno grave di occultamento di cadavere, come già sostenuto dal giudice per le indagini preliminari di Parma a settembre 2024, che aveva disposto i domiciliari per Chiara Petrolini.
L’imputata è stata invece assolta dall’accusa di omicidio riguardante il primogenito. La sentenza tiene conto anche delle attenuanti legate alla giovane età e allo stato di immaturità psicologica evidenziato da una consulenza psichiatrica, che ha definito la ragazza fragile ma capace di intendere e di volere al momento dei fatti.
Le dichiarazioni della difesa di Chiara Petrolini
Nel corso del processo, Chiara Petrolini ha reso dichiarazioni spontanee, sostenendo di non essere una madre assassina e di non aver mai voluto fare del male ai suoi figli. Ha spiegato di aver sepolto i neonati per tenerli vicini, in un momento di enorme sofferenza e confusione. Ha descritto i parti come eventi traumatici durante i quali non comprendeva pienamente cosa stesse accadendo, soffrendo un profondo dolore interiore.
La Procura, rappresentata dal procuratore Alfonso D’Avino e dalla pm Francesca Arienti, aveva chiesto una condanna a 26 anni, sottolineando come le scelte della giovane fossero state consapevoli e deliberate, incluse le ricerche effettuate sul cellulare per accelerare il parto e le condotte incompatibili con una gravidanza sana, come il consumo di alcol e sostanze stupefacenti.
Dall’altra parte, la difesa, guidata dall’avvocato Nicola Tria, ha richiesto l’assoluzione per incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti, sottolineando la fragilità mentale di Petrolini e contestando la premeditazione. In alternativa, ha chiesto l’assoluzione per uno dei due episodi e il riconoscimento delle attenuanti generiche.
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