Milano, 1 marzo 2026 – È stata una giornata di forte emozione e partecipazione quella vissuta dalla comunità iraniana a Milano, radunatasi davanti al consolato della Repubblica Islamica dell’Iran in via Monte Rosa per celebrare la notizia della morte della Guida Suprema Ali Khamenei, avvenuta il 28 febbraio 2026 a Teheran. L’evento ha rappresentato un momento storico per molti esponenti della diaspora iraniana, che hanno espresso il proprio sentimento con cori, brindisi e manifestazioni di gioia, ma anche con la memoria delle numerose vittime delle repressioni interne al regime.
La protesta e la speranza della comunità iraniana a Milano

Davanti al consolato, la folla ha sventolato le bandiere con il simbolo storico del leone e il sole, ricordando un passato monarchico e opposto alla Repubblica Islamica. La festa è stata animata da canti, balli e distribuzione di caramelle e biscotti, mentre venivano esposti cartelli con immagini di Khamenei capovolto e scritte come “eliminated”. Sono stati anche mostrati cartelli a favore di Donald Trump e slogan di sostegno al premier israeliano, segno delle tensioni geopolitiche legate al Medio Oriente.
Tra i presenti, Mojdeh Karimi, vicepresidente dell’Associazione Italia-Iran, ha sottolineato con fermezza che la protesta non è un attacco all’Iran come paese, ma una condanna al regime degli ayatollah. Karimi ha definito la giornata come un “aiuto umanitario” per il popolo iraniano, vittima di una repressione brutale che, solo negli ultimi giorni, avrebbe causato più di 40.000 vittime, numero però non ancora confermato ufficialmente a causa della censura imposta dal regime. La vicepresidente ha inoltre ricordato che la morte di Khamenei ha indebolito il regime, ma non rappresenta un cambiamento significativo poiché i suoi successori mantengono lo stesso sistema di potere. Il movimento di opposizione è identificato come la “Rivoluzione Nazionale”, guidata dal principe ereditario Reza Pahlavi, simbolo di unità nazionale e possibile alternativa tra monarchia costituzionale e repubblica democratica.
Il ruolo di Reza Pahlavi e le tensioni internazionali
Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià e attuale leader simbolico dell’opposizione monarchica in esilio, ha da tempo chiesto un cambio radicale nel sistema politico iraniano. Nel contesto delle manifestazioni degli ultimi anni e del recente conflitto mediorientale, Pahlavi si è dichiarato pronto a tornare in Iran per guidare una transizione democratica, sottolineando la necessità di elezioni libere e la fine della teocrazia. La sua figura, tuttavia, rimane controversa all’interno del popolo iraniano, diviso tra nostalgici della monarchia e sostenitori di altri modelli politici.
Questa tensione si inserisce in un quadro internazionale complesso, segnato da un aumento drammatico della violenza nella regione. Il massiccio attacco di Hamas contro Israele, con il lancio di migliaia di missili e le operazioni militari israeliane di risposta, ha ulteriormente complicato la situazione. L’Iran, fino a poco tempo fa sotto la guida di Khamenei, è stato accusato di aver fornito sostegno a Hamas nell’attacco a sorpresa. La comunità internazionale, tra cui gli Stati Uniti e alcune potenze europee, ha invitato a fermare immediatamente le ostilità per evitare un’escalation più ampia. Nel frattempo, la comunità iraniana di Milano continua a vedere nel cambiamento politico un possibile segnale di pace e stabilità futura per il proprio paese.






