Chieti, 7 marzo 2026 – Continua a far discutere il caso della famiglia Trevallion, nota come la “famiglia nel bosco“, coinvolta in un complesso contenzioso giudiziario che ha portato all’allontanamento dei tre figli e alla loro collocazione in una casa famiglia a Vasto. A pochi giorni dall’avvio della perizia che valuterà le competenze genitoriali di Catherine e Nathan Trevallion, emergono nuove tensioni e accuse incrociate che coinvolgono le figure chiave della vicenda, in particolare Catherine Birmingham, madre dei minori, e l’assistente sociale Veruska D’Angelo.
Famiglia nel bosco: le accuse di ostilità e il diritto all’istruzione
Secondo il Tribunale dell’Aquila, la permanenza materna nella casa famiglia si è rivelata un ostacolo significativo agli interventi educativi programmati, con un impatto negativo sull’equilibrio emotivo e sull’istruzione dei minori. I giudici hanno più volte sottolineato una “ferma ostinazione“ da parte di Catherine Birmingham, definita una forma di rigidità che ha compromesso il diritto allo studio dei bambini. Si evidenzia un peggioramento del comportamento dei minori, che hanno manifestato nervosismo, atti distruttivi e una crescente ostilità verso educatrici e assistenti sociali, aggravata da tensioni scaturite dopo una visita di amici di famiglia.
In particolare, Catherine avrebbe imposto un controllo stretto sulle attività dei figli, al punto che, con un semplice cenno materno, il più piccolo interromperebbe la lettura in classe, mostrando un atteggiamento di sfida. La madre contesta inoltre le regole della casa famiglia, dagli orari dei pasti ai metodi educativi adottati, ma secondo il Tribunale queste posizioni confliggono con l’obbligo scolastico previsto per i minori.
La controversia sull’assistente sociale e la posizione della famiglia nel bosco
Parallelamente, la famiglia “nel bosco” Trevallion ha formalmente denunciato l’assistente sociale Veruska D’Angelo, curatrice dei diritti dei minori, accusandola di ostilità e mancanza di imparzialità nel gestire il caso. Gli avvocati della coppia hanno presentato un esposto all’Ordine degli assistenti sociali e all’ente regionale competente, sottolineando che D’Angelo avrebbe mostrato negligenza e un coinvolgimento mediatico eccessivo, oltre a un numero limitato di incontri con i minori, appena cinque nelle ultime settimane. La questione è ora al vaglio del Tribunale, che potrebbe decidere per la revoca della tutor.
Nel frattempo, il consulente psichiatra Tonino Cantelmi ha evidenziato alcune contraddizioni nella gestione del caso da parte dei servizi sociali, auspicando una riflessione più ampia sul prolungato periodo di sofferenza vissuto dalla famiglia.
Tensioni nella casa famiglia e interventi medici
L’ambiente nella casa famiglia di Vasto rimane carico di tensioni: nei giorni scorsi, un acceso confronto verbale è avvenuto tra Catherine e Lidia Camilla Vallarolo, insegnante incaricata dell’istruzione dei bambini. La lezione è stata interrotta anticipatamente a causa dell’irrequietezza dei minori, che manifestano difficoltà nel mantenere l’attenzione. La maestra, oggi in pensione, ha confermato una giornata particolarmente complicata, attribuendo parte delle difficoltà anche alla presenza della madre.
Sull’aspetto sanitario, una relazione dettagliata dei medici della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti ha raccomandato il ricongiungimento familiare, sottolineando l’importanza di mantenere la continuità affettiva come elemento fondamentale per superare il disagio emotivo dei bambini della famiglia nel bosco. Questo parere, esterno al contenzioso, supporta quindi la necessità di un percorso che favorisca la stabilità dei legami familiari.
Le prospettive legali e il coinvolgimento internazionale
Mentre il Tribunale dell’Aquila prosegue con la perizia psico-diagnostica affidata alla dottoressa Simona Ceccoli, si attendono sviluppi anche dal lato internazionale. Rachael Birmingham, sorella di Catherine e psicologa universitaria, è attesa a breve dall’Aquila per riferire sulle condizioni dei nipoti prima dell’allontanamento e per esplorare la possibilità di un rientro temporaneo in Australia presso i nonni materni, una soluzione complessa da attuare per motivi giuridici e di cittadinanza.
Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, ha espresso la volontà di monitorare i progressi nella casa famiglia, sottolineando il diritto dei cittadini a essere informati sulle condizioni dei minori.
Il caso continua quindi a evolversi tra difficoltà educative, conflitti familiari e valutazioni giudiziarie, mentre le istituzioni coinvolte cercano un equilibrio tra tutela dei minori e diritti genitoriali.





