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Famiglia nel bosco, il Garante dell’Infanzia: “Sospendere il traferimento della madre”

Il caso della “famiglia nel bosco” riaccende il dibattito su tutela dei minori e decisioni giudiziarie: tutti gli aggiornamenti sul caso

by Federico Liberi
6 Marzo 2026
Famiglia nel bosco

Famiglia nel bosco | ANSA/www.catherinelouisebirmingham.com - alanews

È alta la tensione attorno al caso della famiglia nel bosco, con il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Marina Terragni, che si è espressa in merito all’ultimo provvedimento del tribunale per i minorenni dell’Aquila, che ha disposto l’allontanamento della madre dalla casa famiglia dove si trovava con i figli e la separazione dei tre bambini. Le posizioni di associazioni, istituzioni e politica si intrecciano in un quadro di profondo disagio e preoccupazione per il benessere dei minori coinvolti.

Famiglia nel bosco: il Garante per l’Infanzia chiede la sospensione del trasferimento senza la madre

Qualche settimana fa, una perizia indipendente realizzata dalla ASL Lanciano Vasto Chieti aveva evidenziato lo stato di disagio dei tre bambini, sottolineando l’“indispensabile necessità di favorire e ripristinare una continuità affettiva con la famiglia”. Nonostante questo, il provvedimento giudiziario ha disposto il trasferimento dei minori separandoli dalla madre, aggravando così il trauma già vissuto per la separazione dal padre.

In una nota, la Garante Terragni ha espresso la sua netta contrarietà a questa decisione, chiedendo che venga sospesa in attesa di un ulteriore approfondimento medico indipendente. L’obiettivo è valutare con precisione le possibili conseguenze di questa separazione sulla salute psico-fisica dei bambini. Terragni ha ribadito che il superiore interesse del minore deve rimanere sempre il fulcro delle decisioni e che la separazione dalla madre potrebbe infliggere un ulteriore trauma ai piccoli.

Moige denuncia un accanimento istituzionale, mentre la politica annuncia ispezioni

Anche il Moige (Movimento Italiano Genitori), associazione attiva da oltre vent’anni nella tutela dei minori, ha preso posizione definendo quanto accaduto come un “accanimento istituzionale” nei confronti di bambini e genitori già provati da mesi di separazione forzata. Antonio Affinita, direttore generale di Moige, ha chiesto al governo una revisione complessiva dell’intero procedimento giudiziario e delle procedure adottate, sottolineando che i danni inflitti ai minori sembrano superare di gran lunga i benefici attesi. La separazione forzata, senza gradualità né attenzione al benessere psico-emotivo, rischia di lasciare ferite profonde e durature.

Dal fronte politico, la Lega ha definito la situazione come una “famiglia divisa e distrutta per cattiveria e arroganza”, annunciando una richiesta di ispezione urgente al ministero della Giustizia per fare chiarezza sull’operato degli enti coinvolti nel caso.

Famiglia nel bosco: la vicenda processuale e le critiche all’assistente sociale

Il caso si complica ulteriormente con la denuncia dell’assistente sociale Veruska D’Angelo, nominata come curatrice dei diritti dei minori, da parte degli avvocati della famiglia Trevallion. Secondo il documento presentato all’ordine professionale degli assistenti sociali e all’ente regionale, D’Angelo si sarebbe mostrata ostile nei confronti della famiglia e avrebbe svolto il proprio ruolo con negligenza, incontrando i genitori e i bambini appena cinque volte in mesi di gestione del caso. L’assistente sociale avrebbe inoltre rilasciato diverse interviste, esponendosi mediaticamente in modo non imparziale.

Sulla gestione complessiva della vicenda, il consulente psichiatra della famiglia, Tonino Cantelmi, ha espresso dubbi sulla gestione da parte dei servizi sociali, evidenziando contraddizioni e un prolungamento del dolore causato anche da problemi tecnici nella perizia psicologica in corso.

Situazione educativa e sociale dei bambini

Le condizioni scolastiche dei tre figli sono state oggetto di valutazione da parte della loro maestra, la docente in pensione Lidia Vallarolo, che ha evidenziato che i bambini presentano difficoltà linguistiche e non sono allineati agli standard scolastici dei coetanei italiani. I due gemelli di sei anni sarebbero più adeguati a frequentare la scuola dell’infanzia anziché la primaria, mentre la bimba di otto anni dovrebbe essere inserita in seconda elementare, nonostante la sua età suggerisca la terza, per evitare frustrazioni e demotivazione.

La tutrice Maria Luisa Palladino ha definito l’ingresso in una scuola pubblica come un’opportunità fondamentale per favorire la socializzazione e l’inclusione dei bambini nel loro gruppo di pari.

La complessità del caso della famiglia nel bosco continua a suscitare dibattiti e interventi da parte di associazioni, autorità e politica, tutte unite dall’obiettivo di tutelare i diritti e il benessere dei minori coinvolti, nel rispetto delle decisioni giudiziarie e delle evidenze psicologiche e sociali emerse.

Tags: Famiglia nel boscoprima pagina

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