Pescara, 12 maggio 2026 – Nuove tensioni emergono nel caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”, dopo la recente rinuncia al mandato da parte degli avvocati incaricati della difesa della coppia anglo-australiana, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. Il ritiro degli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas di Chieti si aggiunge a quello del precedente legale Giovanni Angelucci, che aveva motivato la sua decisione con le pressioni esterne e con l’atteggiamento oppositivo dei coniugi.
Rinuncia al mandato per mancanza di condivisione e pressioni esterne
Gli avvocati Femminella e Solinas hanno formalizzato la rinuncia al mandato legale, spiegando che non sussisteva una visione comune con i clienti. L’avvocatessa Solinas ha dichiarato all’ANSA: «Non c’era una linea difensiva condivisa». Già in precedenza, Giovanni Angelucci, che aveva sostituito i legali originari lo scorso novembre, aveva rassegnato le dimissioni in modo inaspettato. In una nota, Angelucci aveva espresso la sua impossibilità a proseguire una difesa “monca” e non aderente alla strategia concordata, sottolineando come negli ultimi giorni la fiducia si fosse incrinata a causa di troppe ingerenze esterne.
L’avvocato aveva inoltre raccontato delle difficoltà incontrate nella gestione delle soluzioni abitative proposte per la famiglia, tra cui un’abitazione messa a disposizione a titolo gratuito da un imprenditore locale e un progetto di ristrutturazione dell’immobile già predisposto. Entrambe le opzioni erano state rifiutate dai coniugi Trevallion-Birmingham, così come un’offerta di lavori di ristrutturazione a spese di una ditta specializzata.
Il dibattito pubblico e le posizioni istituzionali sulla Famiglia nel Bosco
Il caso ha suscitato anche l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica. La ministra per la Famiglia Eugenia Roccella ha sottolineato in un’intervista radiofonica come l’allontanamento dei minori dalla famiglia debba rappresentare sempre l’extrema ratio, da adottare solo in presenza di un pericolo reale e grave, come malnutrizione o incuria sanitaria. La ministra ha inoltre evidenziato il rischio di sottovalutare il trauma provocato dall’allontanamento dei bambini dai genitori, ribadendo la necessità di sostenere le famiglie in difficoltà piuttosto che sottrarre i figli.
Nel frattempo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato di aver richiesto tutta la documentazione relativa al caso per valutare l’eventuale avvio di un’ispezione, precisando che interverrà qualora emergano profili disciplinari.
L’evoluzione di questo delicato caso resta quindi al centro dell’attenzione, mentre la famiglia continua a vivere in un clima di incertezza e forte tensione con le istituzioni e i propri rappresentanti legali.



