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Home Cronaca

Caso Pinna, il papà di Emanuele Ragnedda in tv: “Avrei preferito fosse morto lui”

Il padre di Emanuele Ragnedda racconta il dramma familiare e respinge le accuse contro il figlio, mentre proseguono indagini e accertamenti sull’omicidio di Cinzia Pinna

by Alessandro Bolzani
2 Ottobre 2025
Emanuele Ragnedda

Emanuele Ragnedda | Instagram / Emanuele Ragnedda - Ansa - Alanews.it

Cagliari, 2 ottobre 2025 – “Emanuele? Il suo primo pensiero va sempre alla povera Cinzia e al dolore della sua famiglia, me lo dice sempre”. Queste le parole di Mario Ragnedda, padre di Emanuele Ragnedda, l’imprenditore vitivinicolo di Arzachena reo confesso dell’omicidio di Cinzia Pinna, la giovane donna trovata senza vita nella tenuta di famiglia a Conca Entosa. L’intervista è andata in onda in diretta nella trasmissione Ore 14 su Rai 2, condotta da Milo Infante. “Per me è morta una figlia, oggi ho una figlia morta e un figlio vivo in carcere. La sofferenza è doppia. Avrei preferito che fosse morto lui e parlare di un’altra storia, ma non è così”, ha aggiunto Mario Ranedda.

Il racconto del padre sulle ore drammatiche

Mario Ragnedda ha descritto la notte tra l’11 e il 12 settembre scorsi, quando Cinzia Pinna, 33 anni, accettò un passaggio e l’ospitalità di Emanuele nella sua proprietà. “Evidentemente è successo qualcosa, hanno continuato forse a bere e usare sostanze”, ha raccontato. Secondo il padre, il figlio sarebbe stato aggredito e avrebbe sparato per difendersi, trovandosi in una situazione di panico e confusione. “Ha fatto la cosa sbagliata, non voglio togliere a mio figlio alcuna responsabilità, che stabiliranno gli inquirenti nei quali abbiamo la massima fiducia”, ha precisato Mario Ragnedda. Ha inoltre respinto le accuse che dipingono il figlio come un “mostro”: “Emanuele non lo merita, chi lo conosce sa che è un ragazzo buono”.

Nuove rivelazioni e indagini in corso

Dalle indagini è emerso che Emanuele Ragnedda sarebbe stato aiutato da almeno una donna e da altre persone nel tentativo di occultare il corpo di Cinzia e ripulire le tracce di sangue all’interno della tenuta. Il padre ha ammesso di aver scoperto solo qualche mese fa che il figlio faceva uso di alcol e cocaina, ma ha sottolineato che era in un percorso per risolvere questi problemi.

Le autorità hanno disposto ulteriori accertamenti, tra cui una Tac fotonica e l’autopsia prevista a Sassari per giovedì. Intanto, proseguono i sopralluoghi nella tenuta Conca Entosa, con la presenza richiesta dello stesso Ragnedda, che continua a collaborare con gli inquirenti. Nel frattempo, sono saliti a due gli indagati per favoreggiamento, tra cui una ristoratrice amica dell’imprenditore, per il loro presunto coinvolgimento nelle operazioni di occultamento e pulizia successive all’omicidio.

Mario Ragnedda ha concluso esprimendo vicinanza alla famiglia della vittima: “Abbiamo il dovere di capire cosa è successo e stabilire la verità, lo dobbiamo a tutti”.

Per approfondire: Omicidio di Cinzia Pinna, l’ammissione di Ragnedda: “Ho sparato dopo una colluttazione”

Tags: Cinzia PinnaEmanuele RagneddaFemminicidioSardegnaUltim'ora

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