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Bambini e giovani in Italia: il rapporto dell’UNICEF lancia l’allarme

Il rapporto UNICEF evidenzia come le disuguaglianze economiche influenzino la salute e l'istruzione dei giovani italiani: i dettagli

by Federico Liberi
12 Maggio 2026
Il rapporto dell'Unicef sui giovani in Italia

Il rapporto dell'Unicef sui giovani in Italia | Pixabay @baona - alanews

Più di un bambino su quattro in Italia lotta con il sovrappeso: è un dato che non lascia scampo. L’allarme arriva dall’UNICEF e disegna una realtà inquietante. Non è solo una questione di dieta o di attività fisica, ma un riflesso delle disuguaglianze che si annidano nel tessuto sociale. Reddito, ambiente familiare, accesso alle risorse: tutto questo pesa sulla salute e sulle opportunità di crescita dei più giovani. Un quadro che parla di futuro, ma che oggi suona come un urgente campanello d’allarme.

Il rapporto UNICEF sui giovani in Italia

Il rapporto “Opportunità disuguali – bambini e disuguaglianza economica” di UNICEF Innocenti scuote le coscienze. In Italia, più di un bambino su quattro tra i 5 e i 19 anni è in sovrappeso. Numeri simili si registrano nel Sud Europa, ma qui il problema si intreccia con le differenze sociali.

Chi cresce in famiglie con meno risorse ha abitudini alimentari meno sane: solo il 22% dei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni mangia verdura ogni giorno, contro il 39% dei coetanei di famiglie più agiate. Per la frutta, si passa dal 32% al 40%. Al contrario, le bevande zuccherate sono consumate dal 18% dei ragazzi meno abbienti, mentre tra i più ricchi si scende al 12%.

Non è un caso: il reddito influisce pesantemente sulla qualità dell’alimentazione. Servono politiche mirate, soprattutto per chi ha meno mezzi. Migliorare i pasti a scuola, garantire più frutta e verdura e limitare lo zucchero potrebbero fare la differenza. Investire nella nutrizione dei bambini significa prendersi cura del loro presente e di una società più sana domani.

Povertà infantile in crescita: un bambino su quattro vive sotto la soglia di povertà

Accanto al sovrappeso, si allarga un’altra ombra: quasi il 23% dei minori italiani vive in famiglie con reddito sotto il 60% della media nazionale. È uno dei livelli più alti in Europa. Nel rapporto UNICEF del 2024, l’Italia si piazza al 30º posto su 41 Paesi per povertà infantile.

Il divario economico si riflette in tanti aspetti, non solo nella salute. Il nostro Paese è al 22º posto per disuguaglianza di reddito: le famiglie più ricche guadagnano oltre cinque volte quelle più povere. E questa forbice si vede anche a scuola: l’84% dei bambini di famiglie benestanti raggiunge le competenze base in matematica e lettura, mentre tra i meno abbienti meno della metà ci riesce.

Bo Viktor Nylund, direttore di UNICEF Innocenti, sottolinea come la disparità condizioni l’apprendimento, la nutrizione e la qualità della vita dei più piccoli. Serve un intervento urgente e mirato per non lasciare indietro chi è più fragile. Senza questo, i divari sociali rischiano di allargarsi ancora di più, compromettendo il futuro di tanti bambini.

Adolescenti italiani: tra soddisfazione e disuguaglianze

Anche lo stato d’animo dei ragazzi risente della condizione economica. Pur avendo uno dei tassi di suicidio più bassi d’Europa tra i 15-19enni , il rapporto UNICEF evidenzia un netto divario nella soddisfazione di vita tra adolescenti di diversa estrazione sociale.

Il 73% dei quindicenni italiani si dice soddisfatto della propria vita, ma la percentuale scende al 66% tra i più svantaggiati e sale al 79% tra i più ricchi, con un divario del 13%. Anche nei risultati scolastici emerge la stessa forbice: il 57% raggiunge le competenze base, ma nel quintile più povero solo il 45% ce la fa, mentre nel più ricco si arriva all’84%.

La segregazione scolastica, ovvero la presenza di studenti con background socioeconomici differenti nelle stesse scuole, è moderata . Il problema sta più in fattori interni: la scelta precoce degli indirizzi di studio, le risorse a casa, le differenze regionali nell’offerta educativa. Più tempo dedicato ai compiti non basta se non si parte da condizioni più eque.

Il rischio è che i ragazzi più fragili restino indietro, non solo a scuola, ma anche nella possibilità di vivere appieno la loro adolescenza e il futuro.

Tags: ItaliaUltim'oraUnicef

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