La crescita dell’economia digitale e la necessità di proteggere le informazioni strategiche del Paese rendono indispensabile aumentare il numero dei data center in Italia. A sostenerlo è il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che in un’intervista a La Verità ha indicato nella sovranità digitale e nella sicurezza dei dati due ragioni centrali per investire in queste infrastrutture. Lo sviluppo dovrà però seguire criteri ecosostenibili e coinvolgere maggiormente le aziende italiane attive nella filiera.
Urso: “Senza data center non c’è sovranità digitale”
Secondo il ministro, la realizzazione di nuove strutture per l’archiviazione e la gestione dei dati non è più rinviabile. L’obiettivo è rafforzare l’autonomia tecnologica nazionale, tutelare le informazioni e sostenere lo sviluppo economico legato al digitale. “Siamo obbligati a farlo, anche per mettere in sicurezza i nostri dati. Senza data center non c’è sovranità, né sviluppo dell’economia digitale”, ha dichiarato Urso. Il ministro ha quindi sottolineato che la costruzione delle nuove infrastrutture dovrà tenere conto dell’impatto ambientale, sia per quanto riguarda il consumo di suolo e di risorse idriche sia sul fronte dell’approvvigionamento energetico, privilegiando le fonti rinnovabili.
La filiera italiana e le opportunità per l’export
Un altro aspetto evidenziato da Urso riguarda il contributo delle imprese italiane alla realizzazione dei data center. Una parte consistente dei componenti necessari per queste infrastrutture viene infatti prodotta da aziende nazionali, che possono beneficiare degli investimenti nel settore. Il ministro ha collegato questo ruolo anche ai risultati dell’export italiano negli Stati Uniti, sostenendo che la presenza delle imprese della filiera ha contribuito alla crescita delle esportazioni verso il mercato americano. Lo sviluppo dei data center, dunque, rappresenterebbe un’opportunità non soltanto per la sicurezza digitale, ma anche per rafforzare il sistema produttivo nazionale e valorizzare le competenze tecnologiche italiane.
Manovra, Urso critica i vincoli europei sul deficit
Nell’intervista a La Verità, il ministro ha affrontato anche il tema della Manovra di bilancio e delle critiche rivolte al provvedimento, comprese quelle arrivate dall’interno della stessa maggioranza. Urso ha attribuito parte dei limiti sulle risorse disponibili ai vincoli imposti dalle regole europee sui conti pubblici. A suo giudizio, la rigidità di alcuni criteri dell’Unione europea ha impedito all’Italia di uscire anticipatamente dalla procedura per deficit eccessivo, riducendo così i margini di intervento economico. Il ministro ha ricordato che sarebbe mancata una distanza inferiore a un decimale per raggiungere l’obiettivo.
Urso ha inoltre ipotizzato che le successive revisioni statistiche dell’Istat possano certificare il raggiungimento del risultato, ma soltanto quando non sarà più possibile sfruttarlo concretamente. A sostegno del suo ragionamento ha richiamato quanto già accaduto con il Pil negli ultimi anni, le cui stime sono state successivamente corrette in modo significativo al rialzo.
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