Almeno 70mila tende di palestinesi sfollati sono state allagate nella Striscia di Gaza in appena 12 ore, tra venerdì 6 e sabato 7 novembre, secondo le stime delle autorità locali. Le piogge torrenziali e i forti venti hanno provocato almeno cinque feriti. La tempesta ha danneggiato numerosi rifugi e fatto crollare muri già compromessi dai bombardamenti, lasciando migliaia di persone con materassi, coperte e vestiti completamente bagnati, senza un’alternativa sicura per la notte.
Gli allagamenti e i danni agli accampamenti
A Gaza City sono caduti 60 millimetri di pioggia in 12 ore, pari a circa il 15% delle precipitazioni annuali della città. Negli accampamenti l’acqua ha raggiunto, in alcune zone, un’altezza compresa tra 30 e 40 centimetri. Le raffiche hanno strappato e trascinato via alcune tende; altre sono diventate inutilizzabili.
Le autorità municipali indicano 270 campi e strutture di accoglienza esposti al rischio di inondazioni nella città. Dopo le distruzioni della guerra, il sistema di drenaggio funziona soltanto al 20% della propria capacità. Secondo le autorità locali, i danni provocati dal maltempo a Gaza ammontano già a circa 3 milioni di dollari.
La Protezione civile palestinese ha ricevuto durante la notte oltre 1.500 richieste di intervento, soprattutto da famiglie intrappolate negli accampamenti allagati. La carenza di carburante, attrezzature e veicoli per il pompaggio dell’acqua ostacola i soccorsi.
Per chi vive nelle tende da mesi e non ha altre sistemazioni, l’emergenza ha imposto nuovi spostamenti: alcune famiglie hanno dovuto abbandonare i rifugi. Altre cercano di impedire all’acqua di entrare usando sabbia e materiali di fortuna.
Le persone esposte al rischio di inondazioni
L’emergenza potrebbe aggravarsi con l’avanzare dell’inverno. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) stima che circa 950mila palestinesi sfollati vivano in aree con un rischio moderato o elevato di inondazione. Oltre 400mila si trovano nelle zone considerate più vulnerabili.
L’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, ha riferito che 1,98 milioni di persone, circa il 94% della popolazione della Striscia, necessitano di ripari e beni essenziali. Il dato si basa sulle rilevazioni effettuate a giugno.
Le organizzazioni umanitarie temono anche un peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie, con possibili conseguenze sulla diffusione di malattie. Nuove precipitazioni, con l’arrivo dell’inverno, rischiano di rendere ancora più difficili da abitare gli accampamenti già danneggiati.
Gli aiuti e la ricostruzione dopo il cessate il fuoco
La nuova emergenza riapre il confronto sull’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia. Hamas accusa Israele di ostacolare l’arrivo di tende, abitazioni prefabbricate e materiali necessari alla ricostruzione.
Il COGAT, l’organismo israeliano responsabile del coordinamento degli aiuti, ha dichiarato di aver rafforzato gli interventi sulle infrastrutture igienico-sanitarie in collaborazione con le organizzazioni internazionali. Tra le misure indicate figura l’ingresso di ulteriori mezzi per il pompaggio delle acque reflue.
Nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore nell’ottobre 2025, la ricostruzione di Gaza procede lentamente e gran parte della popolazione continua a vivere in sistemazioni temporanee.
