Il 90% dei circa 6,3 miliardi di dollari in criptovalute sottratti nell’attacco informatico di giovedì 29 ottobre è già stato coperto da Binance. La società che gestisce la piattaforma di scambio ha confermato di voler reintegrare la totalità delle perdite del più grande furto mai registrato.
La copertura è stata finanziata attingendo al fondo Safu e alle risorse dell’azienda. Resta da reperire un 10% in token esterni alle prime dieci criptovalute: Binance continuerà ad acquistarli sul mercato e attraverso canali di negoziazione fuori borsa. Questi strumenti, ha precisato la società, sono «meno liquidi, il che significa che potrebbe servire più tempo per reperirli nelle quantità necessarie».
Le garanzie già assicurate riguardano diverse criptovalute. «Tutti i Btc, Eth, Usdt, Bnb, Sol, Usdc, Xrp, Usd1, Rlusd e Zec sono interamente garantiti al 100%», ha comunicato la piattaforma nella nota diffusa oggi. L’impegno verso i clienti è esplicito: «Binance si farà carico dell’impatto finanziario di questi fondi rubati, non i nostri utenti».
La ripresa dei prelievi è prevista per domenica 1 novembre, ma resta subordinata alla verifica della sicurezza. La società ha indicato questa riapertura come il «prossimo traguardo».
Binance furto informatico, intrusione e sospetti sui pirati nordcoreani
Le indagini sulla dinamica dell’attacco sono ancora in corso. Binance aveva inizialmente indicato la possibile compromissione del computer portatile di un ingegnere: da quel dispositivo un aggressore avrebbe potuto inviare transazioni di prelievo non autorizzate.
Il co-amministratore delegato Richard Teng ha poi descritto un’operazione più complessa. Sono emersi «ulteriori punti di violazione» che complicano gli accertamenti, senza che sia stato ancora chiarito come sia avvenuta l’intrusione.
Anche l’identità dei responsabili resta incerta. La società di analisi delle transazioni su blockchain Trm Labs sospetta il coinvolgimento di pirati informatici nordcoreani: «Diverse caratteristiche di questo attacco corrispondono a precedenti furti legati alla Corea del Nord, tra cui l’attacco a Bybit e quello a KelpDAO dell’aprile 2026».
