“È molto grave che il vertice delle istituzioni, la Presidente del Consiglio, entri a gamba tesa su una decisione autonoma di un magistrato della Repubblica, dando un colpo durissimo alla separazione dei poteri”. Così Luigi De Magistris interviene sul caso di Youssef Siher, il ricercatore e attivista scarcerato a Milano dopo che la gip Tiziana Landoni ha deciso di non convalidare il fermo e di non disporre misure cautelari nei suoi confronti. Le dichiarazioni dell’ex sindaco di Napoli arrivano dopo le parole della premier Giorgia Meloni, che aveva definito “vergognosa” la decisione della giudice, parlando di una mortificazione del lavoro delle forze dell’ordine e degli inquirenti. Per De Magistris, tuttavia, la posizione della presidente del Consiglio supera i confini della legittima critica a un provvedimento giudiziario. “Non ha esercitato una libera critica nei confronti di una decisione giudiziaria, ma ha usato termini molto duri, entrando a gamba tesa di fronte a un’autonoma e indipendente decisione di un giudice della Repubblica”, sostiene. L’ex magistrato ricorda come sia fisiologico che un giudice per le indagini preliminari possa avere una valutazione diversa da quella della Procura e della polizia giudiziaria. “Nella sua totale autonomia e indipendenza può avere una lettura dell’incartamento procedimentale diversa da quella della Procura, ritenendo che non ci siano i gravi indizi di colpevolezza”, afferma. Una garanzia che, secondo De Magistris, dovrebbe essere particolarmente cara a chi si definisce liberale e garantista. “Ogni decisione può essere criticabile, ma io, da quello che ho letto, credo che sia una decisione corretta”. Rispondendo poi a una domanda sulle violenze che hanno accompagnato alcune delle recenti manifestazioni in Italia, De Magistris invita a non fermarsi alla condanna dei singoli episodi, ma ad allargare lo sguardo alle diverse forme di violenza presenti nella società: “Se vogliamo fare una gerarchia delle violenze, quella più deprecabile in questo momento è la violenza politica, istituzionale ed economica, quella che tradisce i diritti costituzionali, che opprime e contrasta la giustizia sociale, economica e ambientale”, dichiara. Una posizione che non rappresenta una giustificazione degli episodi di devastazione e aggressione sottolinea: “C’è una violenza che va condannata, come quella contro il commesso che cerca di difendere il proprio negozio”. Ma, aggiunge, “quando la corda si tira, e si sta tirando da decenni, la violenza esplode. Non sempre il conflitto sociale riesce a rimanere dentro un perimetro di non violenza”. Per l’ex magistrato la sfida è soprattutto politica e riguarda la capacità di mantenere unite le mobilitazioni popolari e le rivendicazioni per i diritti, evitando provocazioni e contrapposizioni. “La grande sfida oggi è tenere unite le lotte per i diritti, non cedere alle provocazioni ed evitare che ci mettano gli uni contro gli altri”, osserva, mettendo in guardia anche dal ruolo di quelle frange estremiste che, a suo giudizio, non avrebbero a cuore le rivendicazioni costituzionali, ma l’antagonismo con le istituzioni a ogni costo. “Dobbiamo unire le persone per bene che stanno nelle istituzioni e vogliono attuare la Costituzione con le masse popolari”, aggiunge De Magistris, che dice di sostenere le mobilitazioni in corso nel Paese, auspicando che manifestazioni, cortei e piattaforme rivendicative non sfocino nella violenza.