Dopo la premier Meloni, anche il ministro Matteo Salvini polemizza sulla decisione di rimettere in libertà Youssef Siher, definito come “classico italiano, rimandato a casa“. L’uomo è stato scarcerato nonostante la Procura lo avesse incarcerato a fronte di “accuse gravissime, istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità terroristica“, ha detto Salvini.
La decisione della giudice su Siher contestata dal ministro Salvini
Al centro del dibattito c’è la motivazione espressa dal magistrato per disporre la rimessa in libertà dell’indagato. Nel discorso di Salvini, pubblicato in un video sui social, viene criticata direttamente la scelta della giudice, la quale, sempre secondo il vicepremier, avrebbe affermato: “Vai (riferito a Siher, ndr), non sei abbastanza pericoloso per rimanere in carcere“.
Viene inoltre richiamato il profilo della magistrata per evidenziarne il contesto politico e ideologico, descrivendola come “una giudice che solo l’anno scorso aveva firmato un appello dei giuristi per Gaza“.
L’affondo sulle responsabilità e sui disordini
L’attenzione si sposta infine sulle possibili ripercussioni che la scarcerazione potrebbe avere sulla gestione della sicurezza e dei cortei sul territorio. Salvini ha infatti sollevato l’allarme di fronte all’eventualità di nuovi disordini: “Ma se nei prossimi giorni ci saranno altre violenze, altri incidenti e altri danni nelle manifestazioni a Milano e in tutta Italia, chi pagherà?“.
Il commento si chiude chiedendo conto in modo esplicito alle figure istituzionali e giudiziarie coinvolte: “Pagherà lei, signor giudice? Pagherà lei, signor Russef?“.
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