Youssef Siher, il giornalista e attivista di 30 anni fermato per aver creato i canali social del “Movimento 17 Ottobre” dopo le proteste e gli scontri avvenuti a Milano, è libero. La giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo disposto sabato 24 ottobre, respingendo anche la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura di Milano.
“La disobbedienza civile non è reato”
“La disobbedienza civile non si traduce nell’adozione di comportamenti violenti o più in generale criminosi”, ha scritto Landone nell’ordinanza di non convalida del fermo
Il ricercatore era detenuto nel carcere di San Vittore da sabato 24 ottobre, ma la giudice non ha convalidato il fermo e ha respinto la richiesta di custodia cautelare in carcere, condividendo le valutazioni della difesa sull’assenza di gravi indizi di colpevolezza e sulla mancanza di elementi concreti a sostegno del pericolo di fuga.
Youssef Siher, la gip: “Nessun riferimento ad azioni violente”
Nell’ordinanza di 37 pagine, la giudice ha esaminato i messaggi pubblicati sui canali Telegram e Instagram del Movimento 17 ottobre, distinguendo la critica politica e l’organizzazione delle proteste dall’istigazione a commettere reati.
Tra i messaggi contestati dalla Procura compare anche la frase “Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame“. Secondo Landoni, però, “si tratta, senz’altro, di affermazioni di critica rivolta allo Stato, all’attuale Governo e ai media, connotate da toni aspri ed espressioni volgari”, ma non accompagnate da “specifici e concreti riferimenti ad azioni violente o in altro modo costituenti reato”.
Chat violente ma Siher scriveva di stare “fermi e calmi”
Anche la presenza, nelle chat, di messaggi pubblicati da altri utenti che proponevano azioni violente non è stata considerata sufficiente per attribuirne la responsabilità a Siher. Secondo la gip, infatti, il ricercatore “non risulta aver caldeggiato o in qualche modo sostenuto i comportamenti violenti”. Al contrario, nei materiali condivisi sui canali social, i manifestanti venivano invitati a “restare fermi e calmi” e a non rispondere con la violenza durante eventuali scontri con le forze dell’ordine.
Per Landoni, dunque, Siher “si è limitato a promuovere una mobilitazione collettiva, consapevole, di protesta contro le attuali politiche governative”.
Siher, cade anche l’aggravante di terrorismo: “Nessuna finalità eversiva”
La gip ha escluso anche la sussistenza di gravi indizi relativi all’aggravante della finalità terroristica. Nell’ordinanza, però, Landoni sottolinea che “le condotte non potrebbero ritenersi tali da arrecare un grave danno allo Stato”, né sarebbero state compiute con l’obiettivo di intimidire la popolazione, provocando “un turbamento profondo e perdurante“.
Non solo: secondo la giudice, non emergono elementi per sostenere che le attività attribuite a Siher fossero finalizzate a esercitare forme di costrizione nei confronti dei vertici delle istituzioni, “né che le stesse fossero sorrette da finalità di eversione dell’ordine democratico dello Stato”.
Le contestazioni della Procura, dunque, non sono state ritenute sufficienti per giustificare la custodia cautelare in carcere. La decisione non comporta l’archiviazione delle indagini, ma esclude, sulla base degli elementi raccolti finora, la presenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati contestati.
Il reato 420bis introdotto dopo il suo arresto
A Siher era stato contestato anche il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Quest’ultima fattispecie sollevava una questione giuridica: l’articolo 420-bis del Codice penale è stato introdotto dal decreto-legge del 22 ottobre 2026, successivamente alle proteste degenerate in scontri a Milano il 17 e 18 ottobre.
L’articolo 25 della Costituzione stabilisce il principio di irretroattività della legge penale, secondo cui nessuno può essere punito per un fatto che, al momento in cui è stato commesso, non costituiva reato. Proprio su questo principio si è basata anche una delle contestazioni della difesa. La gip Landoni non ha richiamato esplicitamente questo principio nell’ordinanza, ma ha dichiarato che Siher “non risulta aver caldeggiato o in qualche modo sostenuto i comportamenti violenti” proposti da alcuni utenti nei canali social del movimento.
La reazione di Meloni: “Vergognosa la decisione del gip”
“Lo dirò senza mezzi termini. Considero vergognosa la decisione del gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher“, dichiara la premier Giorgia Meloni in un video pubblicato su Instagram.
“Lui era il proprietario della pagina che incitava all’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano.”, prosegue Giorgia Meloni, nonostante il gruppo telegram “Movimento 17 ottobre” sia stato creato da Siher in un momento successivo rispetto alle proteste e ai saccheggi dei negozi di lusso avvenuti a Milano.
“Penso che questa sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del Ministero dell’Interno, in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate le proprie città, i propri esercizi commerciali”, aggiunge la premier, che conclude sostenendo di non sapere come uno Stato “normale” possa difendere le persone “perbene” di fronte a certe decisioni della magistratura.
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Tajani si accoda a Meloni: “Hanno rilasciato uno dei fautori delle violenze”
“Considero estremamente grave la decisione del gip di Milano di rilasciare Youssef Siher, considerato uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana”, ha dichiarato il ministro degli Esteri su X. Secondo Tajani, rimettere in libertà Siher significa “mettere in pericolo la sicurezza del paese” e si tratta di una scelta che “demotiva il lavoro delle forze dell’ordine impegnate nella lotta al terrorismo e alla criminalità”
Considero estremamente grave la decisione del gip di Milano di rilasciare Youssef Siher, considerato uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana. Rimetterlo in libertà significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese. Una scelta che offende e demotiva il lavoro delle forze dell’ordine impegnate nella lotta al terrorismo e alla criminalità. Alcune decisioni vanno prese con maggiore cautela e senso di responsabilità.
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) October 28, 2026
