Un tribunale rivoluzionario di Teheran, in Iran, ha inflitto al regista Jafar Panahi, 66 anni, cinque anni e un mese di carcere in contumacia. L’avvocato Mostafa Nili lo ha riferito all’agenzia iraniana Isna, precisando che la scorsa settimana il cineasta gli aveva segnalato il congelamento dei conti bancari.
Il nuovo procedimento ha portato anche a due anni di divieto di espatrio, alla confisca dei beni e al divieto di svolgere qualsiasi attività sulle reti sociali. La pena si aggiunge a una precedente condanna a un anno di reclusione.
Jafar Panahi si trova attualmente in Iran e non è stato ancora incarcerato, secondo il giornalista cinematografico indipendente Mansour Jahani, citato da The Hollywood Reporter.
La contestazione sul rientro in Iran
Il fascicolo del caso sosteneva che il regista vivesse fuori dal Paese. Una circostanza contestata da Mostafa Nili: «La sentenza era stata emessa sostenendo che si trovasse all’estero, mentre Panahi era tornato in Iran durante la guerra, ad aprile. Attualmente ci sono tre procedimenti a suo carico».
Il legale ha indicato come data del rientro il 30 marzo 2026, poco dopo la cerimonia di premiazione della 98ª edizione dei Premi Oscar. Il film Un semplice incidente aveva ottenuto una candidatura nella categoria Miglior film internazionale in rappresentanza della Francia. La stessa pellicola aveva conquistato nel 2025 la Palma d’Oro al Festival di Cannes.
I divieti del 2010 e l’arresto del 2022
Gli scontri fra Panahi e le autorità iraniane si sono ripetuti negli ultimi due decenni. Nel 2010 il regista aveva ricevuto il divieto di girare film, parlare con la stampa ed espatriare. Aveva comunque continuato a realizzare pellicole di nascosto. All’epoca era rimasto in carcere per 86 giorni.
La sua filmografia comprende Il palloncino bianco (1995), vincitore della Caméra d’Or al Festival di Cannes, e Il cerchio (2000), premiato con il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia. Ha poi realizzato Offside (2006), This Is Not a Film (2011), Taxi Teheran (2015), vincitore dell’Orso d’Oro al Festival del Cinema di Berlino, e Gli orsi non esistono (2022).
La decisione del tribunale di Teheran su Jafar Panahi
Nel 2022 Panahi era stato arrestato in relazione alle proteste di un gruppo di cineasti. Il rilascio era arrivato circa sette mesi dopo, in seguito a uno sciopero della fame. Il divieto era stato poi revocato nell’aprile 2023.
Le autorità iraniane gli avevano successivamente permesso di recarsi al Festival di Cannes per presentare Un semplice incidente. Il regista si era quindi dedicato alla promozione della pellicola, che racconta lo sfogo di un gruppo di ex prigionieri contro una guardia che li torturava. La storia si ispirava alla sua esperienza in carcere.
La scelta di tornare nel proprio Paese era maturata nonostante il rischio della pena per attività di propaganda contro lo Stato. «Sono il tipo di persona che ha bisogno di stare nel proprio paese», aveva dichiarato Panahi alla rivista Variety. «Ho bisogno di respirare lì e di lavorare lì. E anche se vogliono procedere con la condanna al carcere, possono farlo. Nulla mi farà cambiare idea sul tornare».
