Le proteste che stanno attraversando diversi Paesi europei hanno, secondo Mario Draghi, una radice comune: le aspettative bloccate delle nuove generazioni. L’ex presidente del Consiglio e della Banca centrale europea ha analizzato le recenti tensioni sociali durante un’intervista con Lisa Abramowicz di Bloomberg, alla conferenza di Citadel Securities a New York. Al centro della sua riflessione ci sono le difficoltà economiche, la mancanza di prospettive occupazionali e la sensazione, sempre più diffusa tra i giovani, di non essere ascoltati.
Draghi e le proteste giovanili: il problema delle aspettative bloccate
Secondo Draghi, le manifestazioni che hanno interessato Francia, Italia e altri Paesi europei presentano caratteristiche differenti, ma condividono un disagio di fondo. Le imminenti scadenze elettorali, particolarmente importanti nel 2027, rappresentano un elemento del contesto politico, senza tuttavia spiegare completamente le proteste.
L’ex premier ha individuato nella difficoltà di costruire il proprio futuro una delle principali cause della crescente insoddisfazione. I giovani faticano a trovare lavoro e si confrontano con trasformazioni tecnologiche sempre più rapide, spesso senza sentirsi adeguatamente preparati.
A questo si aggiunge la percezione di una società incapace di offrire opportunità di avanzamento e di garantire un adeguato equilibrio tra le generazioni.
Un’Europa che cresce poco e lascia indietro i giovani
Per Draghi, il problema è strettamente collegato alla debole crescita economica europea. Quando un’economia ristagna, chi occupa già posizioni consolidate tende a conservarle, mentre per le nuove generazioni diventa più difficile trovare spazio.
La mancanza di crescita rende inoltre più complicato conciliare sviluppo economico e giustizia sociale, soprattutto nei rapporti tra giovani e anziani.
L’ex presidente della Bce ha distinto le ragioni del disagio dalle violenze registrate durante alcune manifestazioni, che ha condannato. Gli scontri, secondo la sua analisi, possono amplificare tensioni già presenti, ma non rappresentano una spiegazione sufficiente delle loro origini.
Draghi sulla Francia: “Nessun contagio significativo in Europa”
Nel corso delle sue recenti dichiarazioni a Bloomberg, Draghi ha affrontato anche la situazione finanziaria francese, escludendo che al momento vi siano condizioni tali da giustificare un intervento della Banca centrale europea sui titoli di Stato di Parigi.
L’aumento dei rendimenti riflette, secondo l’ex premier, i rischi politici e di bilancio specifici della Francia, alle prese da anni con deficit elevati e un debito pubblico crescente.
Draghi ha sottolineato l’assenza di un contagio significativo agli altri mercati europei e di problemi nella trasmissione della politica monetaria attraverso il sistema del credito.
A rendere più complesso un eventuale intervento contribuiscono inoltre l’inflazione elevata e la procedura europea per deficit eccessivo che riguarda Parigi.
La Bce, nella valutazione di Draghi, continuerà quindi a osservare l’evoluzione dei mercati senza intervenire nell’immediato. Una posizione che si inserisce in un quadro europeo nel quale stabilità finanziaria, crescita economica e prospettive delle nuove generazioni restano questioni strettamente collegate.
