L’incendio scoppiato sabato sulle montagne attorno a Villa de Leyva, nel nord-est della Colombia, ha costretto le autorità a evacuare preventivamente le aree minacciate, compresi alcuni alberghi vicini alle fiamme. La cittadina, tra le mete turistiche e i centri coloniali più conosciuti del paese, si trova a circa 160 chilometri a nord-est della capitale Bogotá. I forti venti hanno ostacolato il contenimento del rogo, avanzato in alcuni momenti verso le zone abitate.
Le autorità hanno dichiarato lo stato di calamità pubblica e sospeso le lezioni in presenza per lunedì. Il bilancio di domenica sera indicava circa 290 ettari interessati, una superficie equivalente a 400 campi da calcio. Il presidente colombiano Abelardo de la Espriella ha riferito domenica su X che l’incendio era controllato e contenuto a terra per circa il 50%.
L’incendio in Colombia a Villa de Leyva
La risposta all’emergenza a Villa de Leyva ha coinvolto più di 400 persone tra vigili del fuoco, soccorritori, residenti e volontari, con il sostegno di quattro elicotteri impegnati nei lanci d’acqua. Carlos Amaya, governatore di Boyaca, dove si trova la cittadina, ha indicato per domenica circa 170 lanci dagli aeromobili, per un totale di 240.000 litri d’acqua riversati sulle fiamme.
L’origine del rogo potrebbe essere dolosa. Il ministro dell’Ambiente colombiano Fabio Arjona ha riferito che le informazioni preliminari dell’agenzia per la gestione dei disastri suggerivano un possibile innesco intenzionale. Le autorità stavano ancora indagando sulle cause.
L’emergenza non riguarda soltanto questa località. Nell’ultimo aggiornamento nazionale, l’agenzia colombiana per la gestione dei disastri indicava 27 incendi boschivi monitorati: 19 ancora attivi e otto sotto controllo. Nove dei roghi attivi si trovavano nel Tolima, regione montuosa a sud-ovest di Bogotá; gli altri erano distribuiti in diverse zone della regione andina del paese.
Le allerte per El Niño e i roghi in Ecuador
L’agenzia meteorologica aveva segnalato la scorsa settimana 279 comuni in allerta per gli incendi boschivi, di cui 36 al livello massimo, quello rosso. Gran parte del rischio era concentrata nelle regioni andina e caraibica. Le condizioni secche hanno aumentato il pericolo in Colombia, che si prepara agli effetti di El Niño.
Il fenomeno consiste in un riscaldamento periodico dell’oceano Pacifico tropicale e può ridurre le piogge e aumentare le temperature in alcune parti del paese, favorendo la propagazione delle fiamme. I responsabili della gestione dei disastri prevedono il periodo di maggiore rischio nella regione tra ottobre e aprile, con gli incendi e la scarsità d’acqua tra le principali preoccupazioni.
Anche il vicino Ecuador sta affrontando un’ondata di roghi. L’agenzia nazionale per la gestione dei rischi ha indicato domenica 12 incendi ancora attivi e oltre 21.800 ettari di vegetazione bruciati dall’inizio dell’anno. Le temperature elevate e i forti venti hanno favorito una rapida propagazione in alcune aree.
Un incendio sulle pendici del vulcano Imbabura, in Ecuador, ha bruciato circa 300 ettari prima di essere portato sotto controllo domenica, dopo tre giorni di interventi.
