Un terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito la Colombia, lasciando oltre 2.700 dispersi e un apparato di soccorso in piena attività tra le macerie. I crolli hanno interessato grandi centri e aree periferiche con accessi difficili. Nel quadro ancora in aggiornamento, le squadre stanno mappando i danni e aprendo varchi dove le strade risultano interrotte.
Bilancio provvisorio e aree più colpite
Il conteggio iniziale indica 132 morti e quasi 600 feriti; il dato, raccolto dalle autorità sanitarie e dai servizi di emergenza, è stato diffuso da CNN. I numeri cambiano con l’avanzare delle verifiche, ma tracciano già un impatto severo.
Tra i centri urbani, Pereira risulta la città con il tributo più alto: sono state confermate 60 vittime. Seguono Cali, Quibdó e Manizales, dove si segnalano crolli di decine di edifici e la sospensione di attività in alcuni scali aeroportuali. A complicare la risposta, interruzioni elettriche e reti idriche danneggiate in più quartieri.
Soccorsi, salvataggi e ricerca dei dispersi
A Cali i vigili del fuoco e le unità di ricerca urbana hanno estratto vivi una madre e il suo neonato da un edificio collassato nel quartiere Ciudad Capri. I due sono stati trasferiti in strutture sanitarie e dichiarati fuori pericolo. Non è un caso isolato, ma un segnale incoraggiante dentro una cornice difficile.
Secondo i soccorritori impegnati sul posto, sono già state salvate sette persone e sono in corso le ricerche di una coppia di anziani e del loro nipote di 7 anni, che darebbero ancora segni di vita sotto i detriti. L’intervento è avvenuto in un palazzo di cinque piani parzialmente crollato; in parallelo, cani da ricerca e squadre specializzate stanno setacciando altri edifici instabili, intervenendo dove i tecnici strutturisti danno l’ok per l’accesso. La priorità resta l’estricazione rapida nei siti ritenuti “caldi”, mentre le squadre logistiche ripristinano varchi e aree di manovra per i mezzi pesanti.
Risposte istituzionali e aiuti, dal nazionale all’internazionale
Il presidente della Colombia ha raggiunto Quibdó, indicata come zona dell’epicentro, e ha annunciato la mobilitazione di esercito e polizia con ingegneri, squadre di soccorso e unità cinofile. Sono previsti sussidi per l’affitto destinati alle famiglie che hanno perso l’abitazione. Le sue parole, «Il Chocó non sarà mai più l’isola dei dimenticati», hanno accompagnato il piano di dispiegamento e assistenza.
L’Unione europea ha attivato il servizio satellitare Copernicus per la mappatura rapida dei danni e ha segnalato risorse a sostegno delle operazioni, con coordinamento insieme alla Croce Rossa. Questo supporto si somma agli aiuti nazionali mirati su più fronti.
Per Pereira, il governo ha disposto carburante per garantire i generatori ospedalieri, l’invio di un generatore da 250 cavalli per l’ospedale Santa Monica e autobotti per sostenere rete idrica e servizi sanitari; il coordinamento, riferiscono le autorità, coinvolge direttamente la first lady. Sul versante dell’ordine pubblico, il sindaco di Cali, Alejandro Eder, è stato aggredito mentre seguiva le attività di soccorso: la polizia sta analizzando le immagini delle telecamere per identificare i responsabili e definire eventuali misure cautelari.
Le concentrazioni di soccorso restano operative nei quartieri più colpiti e nelle comunità isolate, con una catena di comando che integra forze civili, militari e volontarie e sfrutta il supporto satellitare per la pianificazione. Prosegue in modo sistematico la valutazione dei danni a edifici e infrastrutture strategiche: scuole, ponti, ospedali. Il coordinamento delle risorse e la sicurezza dei cantieri di ricerca sono al momento le due priorità dichiarate per ridurre il rischio residuo e accelerare l’assistenza ai cittadini colpiti.
