L’esercito israeliano sarebbe pronto a riprendere la guerra su larga scala nella Striscia di Gaza per “eliminare Hamas” e “completare il lavoro”. A dirlo è stato mercoledì 16 settembre il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, secondo cui sarebbe ormai soltanto “questione di tempo” prima di una nuova offensiva. Le dichiarazioni arrivano a quasi un anno dall’entrata in vigore del cessate il fuoco dell’ottobre 2025, che ha ridotto l’intensità dei combattimenti senza però fermare completamente gli attacchi israeliani sulla Striscia.
Gaza, Katz: “Pronti a completare il lavoro”
Katz è intervenuto rispondendo alle critiche di Ofer Winter, esponente della destra israeliana e candidato alle elezioni del prossimo 27 ottobre. Il ministro ha sostenuto che il cessate il fuoco abbia avuto un “valore supremo” perché ha consentito il ritorno degli ostaggi rimasti a Gaza e ottenuto, secondo lui, l’impegno statunitense al disarmo di Hamas.
“Tutti comprendiamo che questo non accadrà”, ha però aggiunto Katz riferendosi al disarmo del gruppo. “L’Idf è pronta, una volta ricevuta la direttiva di eliminare Hamas, a completare il lavoro, così da poter attuare anche il piano di emigrazione”.
Il ministro sostiene inoltre che il 70% della Striscia sia stato ormai svuotato della propria popolazione, una percentuale indicata dallo stesso Katz e non verificata in modo indipendente. Già all’inizio di settembre aveva dichiarato che Israele era pronto a facilitare l’uscita dei palestinesi da Gaza via terra e via mare. Katz ha definito il progetto un piano di emigrazione “volontaria”, sostenendo che molti abitanti vorrebbero lasciare la Striscia. L’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee ha invece negato l’esistenza di un piano americano per trasferire i palestinesi contro la loro volontà.
Gaza, crolla un palazzo danneggiato dai bombardamenti: 21 morti
Le parole di Katz arrivano mentre nella Striscia continuano a emergere le conseguenze delle distruzioni provocate dalla guerra. Nelle prime ore del 16 settembre un edificio residenziale di Gaza City, già gravemente danneggiato da precedenti attacchi israeliani, è crollato mentre al suo interno dormivano alcune famiglie palestinesi sfollate.
Secondo l’ultimo bilancio riportato dall’Associated Press, sono morte 21 persone, tra cui 11 bambini e cinque donne, mentre almeno altre 14 sono rimaste ferite. Nell’edificio vivevano circa sei famiglie sfollate, che secondo la Protezione civile palestinese erano consapevoli delle condizioni precarie della struttura ma non avevano alternative dove andare.
Il problema riguarda migliaia di persone. Reuters riferisce che circa 2mila edifici danneggiati dai bombardamenti sono ancora abitati e che le Nazioni Unite stimano almeno 400 strutture a rischio di crollo. I soccorritori hanno lavorato anche a mani nude per la scarsità di mezzi pesanti. Le autorità palestinesi e le Nazioni Unite attribuiscono la carenza alle restrizioni israeliane sull’ingresso dei macchinari; Israele sostiene che le limitazioni servano a impedire che determinate attrezzature finiscano nelle mani dei gruppi armati.
