Non si è chiusa con la proiezione alla Mostra del Cinema di Venezia la discussione intorno a NAZA, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor dedicato al genocidio nella Striscia di Gaza. A intervenire sul film sono state le stesse Forze di Difesa Israeliane, che hanno respinto le accuse contenute nell’opera e messo in dubbio l’attendibilità delle testimonianze raccolte dai due registi.
Presentato in concorso a Venezia 83, NAZA dura 80 minuti ed è prodotto da The Guardian e JW Films. Abraham e Szor avevano già lavorato insieme a No Other Land, vincitore dell’Oscar come miglior documentario nel 2025. Nella sinossi ufficiale, la Biennale presenta il nuovo lavoro come un’indagine sui sistemi utilizzati durante le operazioni militari israeliane a Gaza.
NAZA, la replica dell’Idf alle accuse del documentario
Al centro del film ci sono testimonianze anonime attribuite a persone che avrebbero lavorato all’interno dell’apparato militare e di intelligence israeliano. Proprio questo elemento è uno dei principali punti contestati dall’Idf.
“L’Idf respinge categoricamente le accuse” si legge nella nota diffusa dall’esercito. Secondo il portavoce, l’identità degli intervistati non permetterebbe di verificare se abbiano realmente prestato servizio nelle forze armate, quale ruolo ricoprissero e se siano stati direttamente coinvolti negli episodi raccontati.
L’esercito israeliano sostiene inoltre che nel documentario siano presenti “contraddizioni interne e assurde”, contestando in particolare “l’interpretazione” dei danni ai civili provocati dagli attacchi. Secondo l’Idf, conseguenze non intenzionali di operazioni dirette contro obiettivi militari verrebbero presentate nel film come azioni deliberate e inserite “nella più ampia accusa di genocidio”
La posizione delle forze armate resta quella mantenuta durante il conflitto: le operazioni nella Striscia, afferma la nota, sarebbero rivolte contro Hamas e le altre organizzazioni armate, “nel rispetto del diritto internazionale”.
NAZA e le accuse sull’uso dell’intelligenza artificiale
Un altro punto affrontato dall’Idf riguarda l’intelligenza artificiale, tema che occupa uno spazio importante nel documentario. NAZA ricostruisce infatti anche il funzionamento dei sistemi impiegati per individuare possibili obiettivi nella Striscia e solleva interrogativi sul peso assunto dalla tecnologia nelle operazioni militari.
Su questo aspetto, l’esercito nega che siano algoritmi o sistemi automatizzati ad avere l’ultima parola. “Le decisioni riguardanti la selezione e l’approvazione degli attacchi vengono prese esclusivamente da personale umano“, precisa il portavoce, sostenendo che l’intelligenza artificiale non possa autorizzare autonomamente un bombardamento.
L’Idf aggiunge infine che eventuali violazioni commesse dai propri militari possono essere sottoposte a indagine e ricorda che i soldati sono tenuti a segnalare possibili comportamenti illegali. Un principio che, secondo l’esercito, dovrebbe riguardare anche le persone intervistate nel documentario.
La replica porta così fuori dalle sale del Lido il confronto aperto da NAZA, mentre il bilancio della guerra continua a crescere. Dall’inizio dell’offensiva israeliana nell’ottobre 2023, oltre 73.650 palestinesi sono stati uccisi nella Striscia di Gaza
