alanews | News, Ultime notizie, Video e Foto in tempo reale
  • Cronaca
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Salute
  • Spettacoli
  • Sport
    • Calcio
  • Tecnologia
  • Video
  • Categorie
    • Cultura
    • Ambiente
    • Motori
    • Lifestyle
    • Scienze
    • Gossip
    • Gaming
alanews | News, Ultime notizie, Video e Foto in tempo reale
  • Cronaca
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Salute
  • Spettacoli
  • Sport
    • Calcio
  • Tecnologia
  • Video
  • Categorie
    • Cultura
    • Ambiente
    • Motori
    • Lifestyle
    • Scienze
    • Gossip
    • Gaming
alanews | News, Ultime notizie, Video e Foto in tempo reale
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

La morte di Mahsa Amini, 4 anni dopo: come sono cambiate le proteste “Donna, Vita, Libertà” in Iran

Il movimento, nato dalle proteste esplose dopo la morte della 22enne per mano della polizia morale, ha coinvolto donne e uomini: guerra e repressione, però, ne hanno cambiato le forme

Facebook YouTube X (Twitter) Instagram WhatsApp TikTok
Google Discover Segui alanews su Google
Segui le notizie di alanews: aggiungici come fonte preferita su Google.
La morte di Mahsa Amini, 4 anni dopo: come sono cambiate le proteste "Donna, Vita, Libertà" in Iran

Mahsa Amini | Via X

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

Il 16 settembre 2022, la giovane curda 22enne Mahsa Jina Amini moriva in un ospedale di Teheran, tre giorni dopo essere stata arrestata dalla polizia morale iraniana perché accusata di aver indossato in maniera scorretta il velo. La sua morte provocò una delle più grandi ondate di protesta nella storia recente dell’Iran e portò nelle strade uno slogan destinato a oltrepassare i confini del Paese: “Donna, Vita, Libertà”.

Quattro anni dopo le grandi manifestazioni del 2022 non riempiono più con la stessa frequenza le piazze iraniane. Questo, però, non significa necessariamente che le rivendicazioni nate dopo la morte di Amini siano scomparse. Nel frattempo, infatti, sono cambiate le condizioni in cui il dissenso prova a organizzarsi: alla repressione sono seguiti nuovi arresti, esecuzioni, una lunga interruzione dell’accesso a internet e, dal febbraio 2026, la guerra che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele.

Mahsa Amini e la nascita delle proteste “Donna, Vita, Libertà”

Le proteste iniziate nel settembre 2022 erano nate in opposizione alla norma che impone il velo obbligatorio per le donne e, più in generale, attorno alla mancanza di diritti nel paese, ma in poche settimane avevano assunto un significato molto più ampio. Le manifestazioni si erano diffuse in tutto il Paese, coinvolgendo studenti, lavoratori e minoranze etniche e trasformandosi in una contestazione del sistema politico iraniano.

La repressione fu durissima: la missione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha stimato che furono 551 le persone uccise durante le proteste del 2022, tra cui donne e minori, e ha documentato arresti arbitrari, torture e violenze sessuali.

Negli anni successivi, le grandi mobilitazioni si sono progressivamente ridotte, ma una delle conseguenze più visibili del movimento si fa ancora vedere nelle strade: sempre più donne hanno continuato a uscire senza velo, nonostante l’obbligo previsto dalla legge. Anche nel 2025 Freedom House segnalava una presenza crescente di donne senza hijab negli spazi pubblici, descrivendola come una forma di sfida quotidiana alle autorità.

Indubbiamente, la protesta di piazza si è fatta meno riconoscibile rispetto alle grandi folle del 2022. Ma, la resistenza non passa soltanto per le grandi manifestazioni, ma anche per scioperi, comportamenti quotidiani, campagne contro le esecuzioni e solidarietà verso detenuti e famiglie delle vittime.

Dalle proteste del 2022 alla repressione del gennaio 2026

Anche le proteste di massa, però, non sono mancate all’appello: alla fine di dicembre 2025 nuove manifestazioni erano iniziate dopo il crollo del rial, la valuta iraniana, e l’aumento del costo della vita, per poi allargarsi a richieste politiche e raggiungere tutte le 31 province iraniane.

La risposta delle autorità, secondo Amnesty International, è stata ancora più violenta di quella del 2022. L’organizzazione parla di migliaia di persone uccise soprattutto nelle giornate dell’8 e 9 gennaio 2026. Le stime sul numero complessivo delle vittime divergono e restano difficili da verificare: le stesse autorità iraniane hanno riconosciuto oltre 3mila morti, mentre altre stime internazionali sono superiori.

Proprio l’8 gennaio 2026 il governo iraniano ha imposto un blackout quasi totale di internet, limitando la possibilità per i manifestanti di comunicare tra loro e rendendo più difficile documentare quanto stava accadendo. Amnesty lo ha definito il blackout più lungo mai imposto dalle autorità iraniane. L’accesso internazionale alla rete è rimasto fortemente limitato per mesi ed è stato ripristinato solo gradualmente verso la fine di maggio.

Dopo le uccisioni di gennaio, le grandi proteste di strada sono quasi scomparse. Amnesty sottolineava già allora come, tra arresti di massa, pattuglie armate e coprifuoco, manifestare fosse diventato estremamente più rischioso.

La guerra ha fermato “Donna, Vita, Libertà”?

A complicare ulteriormente la situazione è arrivata la guerra. Il 28 febbraio 2026 Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’offensiva congiunta contro l’Iran, durante la quale è stato ucciso anche il leader supremo Ali Khamenei. Da allora, il contesto bellico ha accompagnato un nuovo irrigidimento della repressione interna: secondo Amnesty International, migliaia di persone sono state arrestate, tra cui manifestanti, giornalisti, avvocati e attivisti, spesso con l’accusa di collaborare con Israele o con gli Stati Uniti.

È su questo punto che insiste Sepideh Qolian, attivista iraniana di 34 anni che ha trascorso circa otto anni in carcere e che, intervistata da Repubblica in occasione dell’anniversario di Amini, sostiene che sarebbe sbagliato interpretare le piazze più vuote come un ritorno del consenso verso il sistema.

Secondo Qolian, oggi sugli iraniani pesano contemporaneamente la crisi economica, la paura della repressione, il blocco della rete e le conseguenze della guerra. “Se oggi le strade sono più vuote, non è perché la gente sia soddisfatta del sistema”, afferma.

Mahsa Amini, quattro anni dopo a Saqqez lo sciopero e le nuove immagini

Anche nel quarto anniversario della morte di Amini il dissenso non è però completamente scomparso dalle strade. Nel Kurdistan iraniano gruppi politici e organizzazioni hanno indetto uno sciopero generale per il 16 settembre. Video pubblicati da IranWire mostrerebbero negozi chiusi in diverse città, mentre a Saqqez, città natale di Amini, nei giorni precedenti sono aumentati pattugliamenti e sistemi di videosorveglianza. La testata ha riferito anche di pressioni sulle famiglie delle persone uccise durante le proteste affinché non organizzassero commemorazioni pubbliche.

Nel frattempo sui social sono comparsi anche un video presentato come un vecchio provino cinematografico di Mahsa Amini e una registrazione della sua voce, pubblicata dalla madre. Immagini private che, quattro anni dopo, riportano il suo volto dentro un movimento che oggi appare molto diverso da quello del 2022.

Per Qolian, la sua eredità ormai non riguarda più soltanto il velo. “Gli strumenti della popolazione non sono i carri armati”, dice nell’intervista, indicando scioperi, solidarietà verso i detenuti e disobbedienza quotidiana come le forme attraverso cui il dissenso può continuare anche quando le piazze si svuotano.

Articoli correlati

elenco di 4 articoli
  • articolo 1 di 4
    Marocco, nuovo appello social per la fuga verso Ceuta durante le elezioni
  • articolo 2 di 4
    Il cedimento di una miniera d’oro in Sudan provoca almeno 60 vittime, decine i dispersi
  • articolo 3 di 4
    Meghan, il recapito privato finisce in pubblico dalla chat dei genitori nel Regno Unito
  • articolo 4 di 4
    Cina si schiera con l’Iran, Pechino chiede moderazione a Teheran e Washington
fine elenco

Articoli recenti

  • Ex Ilva, Uilm: “Volontà del governo di intervenire per lavoratori”
  • Valditara: “Serve una legge per distribuire gli alunni stranieri”
  • Ex Ilva, Uliano: “Ora si chiederà sospensiva a Corte d’Appello”
  • Ex Ilva, De Palma: “Stoppati licenziamenti ma mobilitazione va avanti”
  • Bollo auto, il governo lo cancella per le vetture meno potenti e le moto
No Result
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Cronaca

Chi siamo

  • Chi siamo
  • La Redazione
  • Codice etico
  • Termini e condizioni
  • Avviso normativo UE/SEE
  • Informativa sulla privacy
  • Privacy e Cookie
  • Codice Etico alanews su utilizzo AI
  • Come funziona alanews Checked
  • Preferenze sui cookie
  • Dichiarazione di accessibilità
  • Mappa del sito
  • Lavora con noi
  • Esteri
  • Economia

Contatti

  • Contattaci
  • Assistenza account utente
  • Pubblicità
  • Rimani connesso
  • Newsletter
  • Trova il canale
  • Palinsesto TV
  • Podcast
  • Segnala una notizia
  • Contenuti sponsorizzati
  • Salute
  • Spettacoli

I nostri canali

  • NewzGen
  • AlaTV
  • SaluteWeb
  • OkViaggi
  • VinaMundi
  • CryptoHack
  • Tecnologia
  • Video

© 2026 Alanews – Smart Media Solutions – Testata giornalistica registrata al tribunale di Roma n° 243/2012

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Cronaca
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Salute
  • Spettacoli
  • Sport
    • Calcio
  • Tecnologia
  • Video
  • Categorie
    • Cultura
    • Ambiente
    • Motori
    • Lifestyle
    • Scienze
    • Gossip
    • Gaming