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Pizzaballa: “A Gaza enormi sofferenze, i giovani non vogliono più violenza”

Il cardinale ha spiegato che la sofferenza nella Striscia rimane molto grave e che il cessate il fuoco non ha rappresentato l'avvio della ricostruzione

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Il cardinale Pierbattista Pizzaballa

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa | UFFICIO STAMPA PATRIARCATO LATINO DI GERUSALEMME - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Il cessate il fuoco non ha ancora cambiato in modo sostanziale le condizioni di vita della popolazione di Gaza. È il quadro descritto dal cardinale Pierbattista Pizzaballa durante il convegno “Il XXI secolo un nuovo secolo di martiri?”, promosso dal Dicastero per le Cause dei Santi. Il patriarca ha raccontato sia le difficoltà ancora presenti nella Striscia sia l’incontro avuto con circa 600 studenti musulmani, dai quali ha raccolto una forte richiesta di pace e di vita lontana dalla violenza.

Pizzaballa: “A Gaza la ricostruzione non è ancora iniziata”

Pizzaballa ha spiegato che la sofferenza nella Striscia rimane molto grave e che il cessate il fuoco non ha rappresentato l’avvio della ricostruzione. Gran parte delle scuole continua a essere chiusa, lasciando centinaia di migliaia di bambini senza istruzione per il terzo anno consecutivo.

Anche gli ospedali, ha aggiunto il cardinale, funzionano in modo insufficiente, mentre la popolazione è concentrata in una porzione molto più piccola rispetto al territorio originario e vive in condizioni estremamente precarie. Mancano inoltre servizi essenziali come acqua ed elettricità.

L’incontro di Pizzaballa con 600 studenti musulmani

Nel suo viaggio nella Striscia, Pizzaballa ha deciso di accettare l’invito degli studenti dell’università locale a incontrarli. Il patriarca aveva qualche dubbio sull’opportunità dell’appuntamento, spiegando che a Gaza non è sempre possibile sapere in anticipo chi si incontrerà. Di fronte a lui c’erano circa 600 giovani, tutti musulmani. Pizzaballa si aspettava domande legate alla guerra e alla politica, anche perché quasi tutti gli studenti avevano perso la casa o persone care. Le loro domande, invece, hanno riguardato soprattutto la vita, la fede e il cristianesimo.

Pizzaballa: “I giovani sono stanchi della violenza”

Durante l’incontro, il cardinale ha spiegato che il cristianesimo rifiuta la violenza in ogni sua forma e indipendentemente da chi la eserciti. Le sue parole sono state accolte dagli applausi degli studenti, che hanno espresso a loro volta la stanchezza per la violenza e il rifiuto di continuare a vivere all’interno di quel sistema.

Per Pizzaballa, il significato di quella reazione è particolarmente forte proprio considerando le condizioni in cui vivono quei giovani. “Detto da chi ha perso tutto e vive in condizioni non dignitose in estrema precarietà – ha sottolineato – non è scontato”.

La comunità cristiana tra fame e devastazione

La comunità cristiana di Gaza, ha raccontato il patriarca, ha conosciuto direttamente la devastazione e la fame, oltre alla difficoltà di immaginare un futuro. Pizzaballa ha però voluto evidenziare anche la complessità delle comunità cristiane della Terra Santa, che non costituiscono una realtà uniforme.

La sua chiesa comprende infatti comunità presenti in Israele, Cisgiordania, Gaza ed Egitto, territori vicini ma caratterizzati da situazioni molto diverse. Alla componente prevalentemente araba si affiancano cattolici di espressione ebraica e comunità formate da emigranti, soprattutto provenienti dall’Asia. Una varietà di lingue, storie e sensibilità che, secondo Pizzaballa, richiede un ascolto paziente e differenziato.

Cristiani su fronti opposti della guerra

Il patriarca ha citato un esempio della complessità vissuta dalla sua stessa diocesi. Durante la guerra a Gaza c’erano infatti fedeli cristiani che prestavano servizio militare con i soldati israeliani, compresi militari entrati nella Striscia e coinvolti nei combattimenti, mentre altri cristiani erano a Gaza e si trovavano sotto il fuoco.

“Entrambi in attesa di avere dal loro pastore una indicazione”, ha spiegato Pizzaballa, richiamando così la difficoltà di guidare una comunità che si trova coinvolta in esperienze profondamente diverse all’interno dello stesso conflitto.

Le chiese diventate rifugio a Gaza

A Gaza, la parrocchia della Sacra Famiglia e la comunità greco-ortodossa di San Porfirio hanno rappresentato un punto di riferimento per le persone che avevano perso la propria abitazione. La vita delle comunità si è concentrata soprattutto sulle necessità quotidiane più urgenti.

Tra queste c’erano la ricerca dell’acqua, la condivisione del cibo, le cure mediche e l’assistenza agli anziani e ai bambini. Le comunità religiose si sono quindi trovate a svolgere anche una funzione essenziale di sostegno alla popolazione colpita dalla guerra.

Pizzaballa: “Senza pellegrini manca anche il lavoro”

Le conseguenze del conflitto si fanno sentire anche a Betlemme, dove la prolungata assenza dei pellegrini ha privato numerose famiglie delle loro fonti di lavoro. Alle difficoltà economiche si sono aggiunte le limitazioni agli spostamenti e gli ostacoli legati alla gestione dei terreni agricoli.

Pizzaballa ha ricordato inoltre episodi di intimidazione e violenza che hanno coinvolto anche la comunità cristiana, citando in particolare Taybeh. Tutti questi elementi, ha spiegato, incidono sulla vita quotidiana e alimentano l’incertezza sul futuro.

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