Il quadro dei conti pubblici italiani continua a essere al centro del confronto politico. Al Senato, il responsabile economico del Pd Antonio Misiani ha commentato i dati contenuti nel Rendiconto generale dello Stato 2025 e nell’Assestamento di bilancio 2026, sostenendo che i numeri descrivano un Paese con una crescita ancora molto debole e con margini di spesa condizionati dall’elevato debito pubblico.
Misiani: “L’Italia galleggia”
Per il senatore dem, l’esame dei documenti di bilancio non dovrebbe ridursi a un semplice passaggio formale alla fine dei lavori parlamentari. Rendiconto e Assestamento, secondo Misiani, dovrebbero permettere al Parlamento di valutare attraverso i numeri la situazione effettiva dell’economia italiana e dei conti dello Stato. La sua lettura è negativa: “I numeri di quest’anno raccontano un’Italia che galleggia: non cade, ma nemmeno riparte”, ha affermato intervenendo a Palazzo Madama.
Crescita debole e deficit vicino al 3%
Misiani ha richiamato anche il nuovo quadro della governance economica europea, caratterizzato dalle regole del Patto di stabilità riformulate e da un percorso di riduzione del debito che l’Italia è chiamata a rispettare. Secondo il responsabile economico del Pd, i dati mostrano una crescita ferma poco sopra lo zero virgola, nonostante le risorse e gli interventi legati al Pnrr, con l’Italia terz’ultima nell’Unione europea. Il deficit, inoltre, rimane vicino alla soglia del 3%, mantenendo il Paese all’interno della procedura per disavanzo eccessivo.
Pressione fiscale e debito pubblico
Nella sua analisi, Misiani ha evidenziato anche il livello raggiunto dalla pressione fiscale, che secondo i dati richiamati dal senatore si trova al massimo dal 2014. A pesare sui conti è inoltre il debito pubblico, arrivato a sfiorare i 3.100 miliardi di euro, pari al 137,1% del Pil. Una parte consistente delle risorse viene assorbita dalla spesa per interessi, che secondo Misiani finisce per ridurre i fondi disponibili per settori come scuola, sanità e infrastrutture.
Misiani: “Aumenta la spesa militare”
Il responsabile economico del Pd ha quindi concentrato la sua critica sulla destinazione delle risorse pubbliche. “Non tutto diminuisce, a dire il vero: aumenta la spesa militare”, ha osservato, definendo quella che considera una precisa scelta politica e non una conseguenza obbligata della situazione dei conti. Secondo Misiani, le maggiori risorse destinate alla difesa vengono infatti sottratte ad ambiti come welfare, scuola e cura delle persone. Una tendenza che, nella sua lettura dei documenti di bilancio, è destinata a proseguire anche nel triennio 2026-2028.
