Zverev ha terminato la stagione nei tornei maggiori con un bilancio di 25-2. Il premio per il vincitore è di 5,5 milioni di dollari, secondo la CNN: la stessa somma conquistata sabato da Elena Rybakina nel singolare femminile e la più alta nella storia dei tornei del Grande Slam. La finale si è giocata con il tetto dell’Arthur Ashe Stadium aperto, dopo la pioggia che aveva colpito l’area metropolitana durante la mattina.
La protesta sul servizio e la reazione di Shelton
Il primo set è stato favorevole a Zverev, subito avanti 3-1. Il servizio potente di Shelton non è bastato a rallentare il tedesco, che ha chiuso 6-3. Nel secondo parziale il ventitreenne americano ha risposto con maggiore continuità al gioco dell’avversario, rendendo più difficile il compito del favorito.
Il confronto ha avuto anche un passaggio polemico. Shelton si è rivolto all’arbitro di sedia per lamentare i lunghi palleggi di Zverev prima del servizio, senza che arrivassero ammonizioni o penalità. Interpellato sul tema all’inizio della settimana, il tedesco aveva sostenuto di non farlo «di proposito».
Shelton ha portato il set al tie-break, ma Zverev è scattato sul 5-0 e ha chiuso 7-6 (2). La risposta dell’americano è arrivata nel terzo parziale: avanti 4-3, ha resistito agli scambi di vantaggio e si è imposto 7-5, evitando la sconfitta in tre set e riaccendendo il pubblico, in maggioranza dalla sua parte.
Zverev ha però ripreso il controllo nel quarto set, vinto 6-2. Sul punto decisivo Shelton non è riuscito a rispondere al servizio. Il tedesco inizialmente non è sembrato rendersi conto di aver conquistato il trofeo: dopo qualche secondo ha festeggiato e gridato «Andiamo!» verso il proprio gruppo di sostenitori, dopo aver superato il cambio d’inerzia provocato dalla rimonta del rivale.
L’attesa americana continua e i ringraziamenti dopo la finale
La vittoria agli US Open ha prolungato di almeno un altro anno l’assenza di successi Slam nel singolare maschile americano. Shelton cercava di diventare il primo statunitense a vincere il torneo dopo Andy Roddick nel 2003 e il primo tennista nero dopo Arthur Ashe nel 1968.
Zverev ha ringraziato gli spettatori per il sostegno delle ultime due settimane: «È stata un’atmosfera incredibile in cui giocare, anche se il pubblico era contro di me. Avete portato energia e rumore».
Tra i presenti c’era Trinity Rodman, calciatrice e fidanzata di Shelton. Aveva giocato domenica con Washington Spirit nella National Women’s Soccer League (NWSL) ed era riuscita a raggiungere lo stadio da Washington DC per assistere alla parte finale dell’incontro. Zverev le ha rivolto una battuta: «Trinity, pensavo avessi una partita oggi, no? Complimenti anche a te. Sei il portafortuna. … Non oggi, ma di solito».
Shelton si è rivolto al pubblico: «I miei successi sono un dono, i miei fallimenti sono un dono. Giocare davanti a voi è un dono». Poi il ringraziamento: «Ho il miglior gruppo di supporto del settore. Fare questo con la mia famiglia al fianco, questi quattro ragazzi qui che dedicano la loro vita alla mia carriera, passano il tempo viaggiando per il mondo con me, è un impegno fuori dal comune. Vi apprezzo».
Ben Shelton ha infine promesso: «Ho appena cominciato, tornerò qui di nuovo».
