La possibilità di andare in pensione a 64 anni è tornata al centro del dibattito in vista della prossima Legge di Bilancio. La Lega punta ad allargare la platea dei lavoratori che possono lasciare anticipatamente il lavoro, estendendo questa possibilità anche a chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996. Ma una forma di pensione anticipata a 64 anni esiste già: possono accedervi, rispettando una serie di condizioni, i lavoratori che rientrano interamente nel sistema contributivo.
Chi può andare in pensione a 64 anni nel 2026
Secondo le regole attualmente previste dall’INPS, fino alla fine del 2026 la pensione anticipata contributiva può essere ottenuta al compimento dei 64 anni di età dai lavoratori il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996.
Non basta però il requisito anagrafico. Sono necessari almeno 20 anni di contribuzione effettiva e la prima rata della pensione deve raggiungere una determinata soglia economica: almeno tre volte l’importo mensile dell’assegno sociale.
La soglia viene ridotta per le lavoratrici con figli: è pari a 2,8 volte l’assegno sociale per le donne con un figlio e a 2,6 volte per quelle con due o più figli. Nel 2026 la soglia ordinaria corrisponde a circa 1.638,72 euro lordi al mese.
Una volta maturati i requisiti bisogna inoltre attendere una finestra di tre mesi prima della decorrenza della pensione. Per i lavoratori dipendenti è necessaria la cessazione del rapporto di lavoro, mentre non è richiesta l’interruzione dell’attività autonoma.
Dal 2027 aumentano età e contributi richiesti
Le condizioni sono destinate a cambiare già dal prossimo anno per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita. Nel 2027 l’età richiesta per la pensione anticipata contributiva salirà a 64 anni e un mese, mentre saranno necessari almeno 20 anni e un mese di contribuzione effettiva.
Nel 2028 si passerà invece a 64 anni e tre mesi e a 20 anni e tre mesi di contributi. L’aumento seguirà quello previsto anche per la pensione di vecchiaia, che passerà dagli attuali 67 anni a 67 anni e un mese nel 2027 e a 67 anni e tre mesi nel 2028.
La proposta per estendere l’uscita a chi ha lavorato prima del 1996
È su questo sistema che potrebbe intervenire la prossima Manovra. La proposta rilanciata dalla Lega punta infatti ad aprire l’uscita anticipata anche ai lavoratori con contributi precedenti al 1° gennaio 1996, che oggi ricadono nel sistema misto.
Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha spiegato che l’allargamento potrebbe interessare circa 80mila pensionamenti in più, con un costo stimato di 1,5 miliardi di euro all’anno. L’ipotesi potrebbe essere introdotta inizialmente in via sperimentale per tre anni.
Per chi rientra nel sistema misto, tuttavia, l’anticipo sarebbe accompagnato dal ricalcolo dell’intero assegno con il metodo contributivo, con una possibile riduzione dell’importo della pensione.
Il nodo della riduzione dell’assegno
Proprio su questo punto sono arrivate le critiche della Cgil. Secondo le simulazioni dell’Osservatorio previdenza del sindacato, un lavoratore con 40 anni di contributi e una retribuzione annua di 35mila euro riceverebbe con il sistema misto circa 1.726 euro al mese. Con il ricalcolo contributivo l’importo scenderebbe a circa 1.543 euro, oltre 182 euro in meno al mese, pari a una riduzione del 10,6%.
Con una retribuzione annua di 50mila euro la perdita stimata salirebbe a circa 261 euro mensili, mentre con 70mila euro potrebbe superare i 365 euro.
Al momento, però, l’estensione della pensione anticipata ai lavoratori con contributi precedenti al 1996 resta una proposta politica: saranno la definizione della Legge di Bilancio e le risorse disponibili a stabilire se e in quale forma potrà entrare nel sistema previdenziale italiano.
