Dieci persone uccise in un solo giorno, mentre centinaia di cittadini scendono in strada vestiti di bianco per chiedere la pace. È il bilancio delle ultime ore nello Stato messicano di Sinaloa, da due anni teatro della sanguinosa guerra interna al Cartello di Sinaloa tra le fazioni dei Los Chapitos e dei Los Mayos.
Secondo quanto riportato dai media locali, quattro omicidi sono stati registrati a Culiacán, cinque a Mazatlán e uno a Escuinapa. La giornata è stata segnata anche da sparatorie, ritrovamenti di cadaveri e veicoli incendiati, ennesima manifestazione di una spirale di violenza che continua a colpire una delle aree più difficili del Messico.
La marcia per la pace a Culiacán
Proprio contro questa situazione, domenica 13 settembre centinaia di persone hanno partecipato a una marcia per la pace a Culiacán, capitale dello Stato e uno degli epicentri dello scontro tra le organizzazioni criminali.
La manifestazione è iniziata dopo una messa celebrata dal vescovo Jesús José Herrera Quiñónez. Vestiti prevalentemente di bianco, i partecipanti hanno attraversato le strade scandendo slogan come “Sinaloa rialzati” e “Vogliamo la pace a Sinaloa”.
Alla protesta hanno partecipato anche numerose famiglie di persone scomparse, che hanno portato con sé fotografie e schede dei desaparecidos. Secondo gli organizzatori della manifestazione, la guerra tra le fazioni rivali avrebbe provocato almeno 4mila morti dall’inizio dell’escalation.
La guerra tra Los Chapitos e Los Mayos
La nuova ondata di violenza si inserisce nello scontro che da circa due anni contrappone le principali fazioni del Cartello di Sinaloa. Da una parte ci sono Los Chapitos, legati ai figli di Joaquín “El Chapo” Guzmán; dall’altra il gruppo riconducibile ai Los Mayos.
La lotta per il controllo del territorio e delle attività criminali ha trasformato diverse zone dello Stato in un campo di battaglia, provocando migliaia di vittime, sparizioni e sfollamenti e mettendo sotto forte pressione le autorità messicane.
Nelle stesse ore sono arrivate anche nuove operazioni contro la struttura dei Los Chapitos. Undici presunti appartenenti alla fazione sono stati arrestati a Escuinapa durante un’operazione condotta dall’Esercito messicano insieme alle forze speciali della sicurezza pubblica di Sinaloa.
Gli uomini sarebbero legati a Óscar Luciano Martínez Larios, alias “Casco”, indicato dalle autorità come un responsabile regionale dei Los Chapitos. Durante l’operazione sono state sequestrate 12 armi lunghe, caricatori, munizioni ed equipaggiamento tattico.
Il legame con l’omicidio dei dieci minatori
Gli arresti assumono particolare rilevanza perché la cellula è stata collegata dalle autorità al sequestro di dieci lavoratori della società mineraria Canam/Vizsla Silver, avvenuto il 23 gennaio a Concordia. I lavoratori furono sequestrati e successivamente uccisi.
Soltanto pochi giorni fa erano stati arrestati anche Ángel Gabriel “N”, alias “Tronco”, e Milton Yair “N”, ritenuti coinvolti nello stesso caso e collegati alla struttura criminale guidata da “Casco”.
Le nuove operazioni delle forze di sicurezza arrivano mentre a Culiacán la popolazione prova a riportare al centro dell’attenzione il costo umano della guerra. Una richiesta sintetizzata dalle parole scandite durante la manifestazione: “Vogliamo la pace a Sinaloa”.
