Il requisito contributivo per la pensione anticipata ordinaria in Italia si allunga di un mese a partire dal 1° gennaio 2027. Per l’uscita anticipata con questa modalità gli uomini dovranno totalizzare almeno 42 anni e 11 mesi di contributi effettivi, mentre le donne serviranno 41 anni e 11 mesi. Istat è l’ente che certifica la speranza di vita alla quale si aggancia il meccanismo che determina gli adeguamenti.
Pensione anticipata, cosa cambia nel 2027 e nel 2028
L’aumento deciso dal governo per il biennio 2027-2028 è graduale: dal 1° gennaio 2027 entra in vigore un primo mese di incremento e dal 1° gennaio 2028 si applicheranno ulteriori due mesi. Di conseguenza, nel 2028 il requisito contributivo previsto sarà, per gli uomini, di 43 anni e 1 mese e, per le donne, di 42 anni e 1 mese. Questo innalzamento riguarda il periodo effettivo di lavoro e non l’età anagrafica: la norma lega i requisiti pensionistici alla speranza di vita certificata dall’Istat, e dopo l’adeguamento straordinario i meccanismi ordinari di aggiornamento torneranno in vigore dal 2029, quando non sono escluse ulteriori modifiche.
Per chi è vicino al traguardo contributivo, poche mensilità possono fare la differenza tra uscire con le regole vigenti o con i requisiti più stringenti previsti per l’anno successivo. Per questo motivo diventa fondamentale verificare con esattezza la data in cui si raggiungerà la soglia minima e i contributi effettivamente accreditati.
Esenzioni, finestre di attesa e aspetti pratici
Non tutte le categorie sono interessate dall’aumento. I lavoratori impegnati in attività riconosciute come usuranti o gravose manterranno di fatto un requisito congelato: gli uomini potranno continuare ad accedere con almeno 42 anni e 10 mesi, le donne con 41 anni e 10 mesi. Nello stesso elenco rientrano alcune categorie di lavoratori precoci che hanno iniziato l’attività prima dei 19 anni e svolgono mansioni particolarmente pesanti. La sola fatica fisica non basta: per ottenere l’esenzione entrano in gioco anche condizioni soggettive come lo stato di disoccupazione, il ruolo di caregiver o il riconoscimento di invalidità civile almeno al 74%.
Un altro elemento rilevante è la finestra temporale, ovvero il periodo tra il raggiungimento del requisito e la decorrenza dell’assegno. Per la pensione anticipata ordinaria la regola è in genere una finestra di tre mesi non utili ai fini del calcolo contributivo. Per alcuni lavoratori del pubblico impiego iscritti a gestioni specifiche i tempi sono già diversi: il periodo massimo attualmente previsto per il 2026 è di cinque mesi, dal 2027 sarà esteso a sette mesi e dal 2028 a nove mesi.
Altri profili pratici da verificare prima della domanda riguardano la cessazione dell’attività: per i dipendenti l’accesso alla pensione anticipata è subordinato alla cessazione del rapporto di lavoro, requisito che non si applica agli autonomi. Va inoltre controllato l’eventuale riscatto di periodi utili (per esempio anni di studio universitario) e la corrispondenza dei contributi versati con gli estratti conto previdenziali.
Prima di presentare la richiesta è quindi consigliabile verificare la propria posizione presso la gestione previdenziale competente, accertare i periodi riscattabili e confermare la data esatta in cui si maturerà la soglia contributiva minima.
