La Lega ha rilanciato, nelle interlocuzioni in corso tra Ministero dell’Economia, Ministero del Lavoro, Ragioneria generale e Inps, la proposta di introdurre un’uscita pensionistica a 64 anni. L’ipotesi prevede di estendere e riorganizzare il canale già esistente della pensione anticipata contributiva: il calcolo dell’assegno sarebbe interamente sul sistema contributivo, con la possibilità di integrare il reddito tramite TFR o previdenza complementare e l’introduzione di una soglia minima dell’assegno. Sul piano istituzionale la linea resta cauta: è in corso uno studio tecnico per verificarne la praticabilità e al momento non esiste una proposta normativa definitiva.
Pensione anticipata: i dettagli
Oggi la pensione anticipata contributiva a 64 anni è prevista solo per i “contributivi puri”, cioè per chi ha iniziato a versare dopo il 31 dicembre 1995. Per accedervi servono almeno 20 anni di contributi, il calcolo interamente contributivo della prestazione, un assegno pensionistico pari ad almeno tre volte l’assegno sociale e l’attesa di una finestra trimestrale. L’assegno minimo di riferimento indicato nel dibattito è pari a € 1.616,07, corrispondente a tre volte l’assegno sociale di € 538,68 netti.
Il testo allo studio non creerebbe un canale nuovo, ma allargherebbe la platea oggi esclusa, riducendo la distinzione tra “contributivi puri” e altri lavoratori. Tra le ipotesi figura la riduzione dell’importo pensionistico rispetto a forme più favorevoli e il possibile utilizzo del TFR o della previdenza complementare per integrare il reddito. La proposta del sottosegretario Claudio Durigon prevede, su base volontaria, l’uscita per i lavoratori di imprese con più di 50 dipendenti a 64 anni con 25 anni di contributi, utilizzando il TFR fermo all’Inps per il cumulo e il raggiungimento dell’importo soglia.
Impatto sui conti pubblici e posizioni dei ministeri
Nei tavoli tecnici la questione centrale è la contabilità della spesa previdenziale e la sostenibilità dei conti pubblici. Fonti del Ministero del Lavoro sottolineano che l’attuale rappresentazione della spesa è “al lordo”, senza tener pienamente conto che una parte delle somme erogate ritorna allo Stato tramite Irpef. Le stesse fonti descrivono l’ipotesi come un’operazione volta a stimare la spesa netta effettiva e a verificare eventuali margini di flessibilità.
Il Ministero dell’Economia mantiene una posizione cauta e valuta ogni intervento alla luce dei vincoli di bilancio imposti dal quadro europeo. Nei documenti preliminari e nelle interlocuzioni tecniche si segnala, al momento, l’assenza di proposte legislative concrete e la necessità di approfondire i numeri. A oggi l’età ordinaria di pensionamento prevista dalla legge Fornero resta 67 anni.
