Devyn Dalton ha prestato i bicipiti a Matt Damon in una scena chiave de L’Odissea di Christopher Nolan, uscito il 16 luglio. La controfigura canadese è diventata virale dopo che l’attore ha rivelato il suo ruolo. La produzione ha impiegato accorgimenti di ripresa per integrare la sua fisicità minuta con il corpo del protagonista.
Chi è Devyn Dalton
Originaria del Canada, Dalton si è formata come ballerina prima di approdare al cinema. Nel 2011 è apparsa in piccoli ruoli in due capitoli della saga del Pianeta delle Scimmie, e più recentemente il suo lavoro è comparso in Weapons e nella serie The Last of Us. Per età e corporatura — la fonte indica che ha 34 anni ed è alta poco meno di un metro e 40 — la sua presenza sul set rappresenta una novità: L’Odissea è il film in cui ha fatto da controfigura a un celebre attore uomo, un’eccezione in un settore dove, secondo SAG-AFTRA, le donne rappresentano poco più del 20% degli stunt performer.
La scelta tecnica dietro la scena
La sostituzione tra Matt Damon e la controfigura avviene nella sequenza dello scontro con i Lestrigoni: nella rilettura del poema i giganti sono diventati guerrieri corazzati contro cui l’eroe combatte. Per mostrare Dalton all’altezza di colleghi molto più alti la produzione ha fatto ricorso alla prospettiva forzata, una tecnica di inquadratura che altera la percezione delle dimensioni senza affidarsi esclusivamente alla postproduzione digitale. Il metodo è lo stesso usato in passato da registi del calibro di Alfred Hitchcock e Peter Jackson, quest’ultimo per rendere gli Hobbit nel Signore degli Anelli.
La rivelazione e le conseguenze
È stato lo stesso attore protagonista a portare alla luce il contributo della controfigura, attirando l’attenzione del pubblico su un dettaglio di produzione che normalmente resta nascosto. In un passaggio dell’intervista l’attore ha elogiato le braccia della collega e la sua testimonianza ha fatto esplodere la curiosità intorno alla figura di Dalton.
«Le sue braccia sono le più straordinarie che abbia mai visto
Dalton compare anche, di spalle, in uno dei manifesti promozionali del film: un elemento che ha aumentato la visibilità del suo lavoro, paradossalmente facendo emergere una professionista abituata a rendersi invisibile. Un ulteriore risvolto segnalato dalla copertura è legato a un premio annunciato nel 2025: la nuova categoria degli Academy Awards per il Miglior Stunt Design, prevista al debutto con la 100ª edizione degli Academy Awards. Secondo il pezzo, se l’uscita del film fosse slittata di pochi mesi Dalton avrebbe potuto ambire a una candidatura in quella categoria.
La vicenda tocca nodi più ampi: il cinema che punta all’artigianalità delle soluzioni visive, il ruolo spesso nascosto delle controfigure e la questione della rappresentanza femminile tra gli stunt performer. In questo caso una scelta tecnica e una rivelazione pubblica hanno trasformato un dettaglio produttivo in un oggetto di discussione, portando il lavoro di una professionista dietro le quinte al centro dell’attenzione.
Il caso di Dalton rimane anche un esempio pratico di come il montaggio di immagini, inquadrature e campagne promozionali possa rimodellare la percezione del corpo sullo schermo, e di quanto il lavoro delle controfigure continui a essere determinante per il risultato finale visibile al pubblico.
