Durante la kermesse Itaca, promossa a Roma dal vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio Giuseppe Cangemi, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani è finito al centro di un acceso caso politico e mediatico a causa di alcune esternazioni sulla scelta della donna perfetta da sposare. Nel corso del suo intervento, Tajani ha tracciato una distinzione tra una ragazza “affascinante” e una “meno appariscente ma più affidabile“, indicando quest’ultima come opzione preferibile: “Se dovessi dare un consiglio a mio figlio che mi chiede ‘che ragazza mi devo sposare? Sì certo, con una ragazza affascinante è bello sposarsi. Ma che carattere ha? Ha cambiato più fidanzati, ha mollato il fidanzato, se n’è andata, è portata a mettere qualche cornetto. E poi c’è una ragazza meno appariscente ma più affidabile, più seria, che sarà una buona madre di famiglia, che terrà fede all’amore che conferma con il matrimonio, e allora io a mio figlio dico: scegli la seconda. Preferisci quella così o quella seria, che magari ha le gonne un po’ più lunghe di quell’altra“.
Le sue parole hanno sollevato immediate polemiche. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni oggi ha provato a smorzare i toni parlando di una semplice “frase uscita male da non ingigantire” ma le critiche sono arrivate da più fronti.
Arriva il commento di Roberta Bruzzone
Tra gli interventi più duri spicca quello della criminologa Roberta Bruzzone, che sui suoi canali social ha analizzato le dichiarazioni del Ministro, trasportandole su un piano strettamente culturale. Nel suo commento, la Bruzzone identifica la vicenda come una chiara manifestazione di cultura patriarcale. Secondo la criminologa, il discorso di Tajani riflette uno schema antico ma ancora profondo nella società, che valuta la serietà di una donna in base alla sua discrezione estetica, alla sua riservatezza e alla sua aderenza al ruolo di madre di famiglia: “La donna “meno appariscente”, con la gonna più lunga, sarebbe più seria, più affidabile, più stabile. Quella affascinante, invece, potrebbe tradire. Sono parole pronunciate da Antonio Tajani il 19 settembre. E poi c’è ancora qualcuno che sostiene che la cultura patriarcale non esista. Il problema è esattamente questo: è talmente radicata da essere scambiata per normalità. La donna “per bene” deve essere discreta, materna, fedele, poco appariscente. Deve rassicurare. Deve non eccedere. Possibilmente deve essere controllabile. Se invece è libera, seducente, autonoma, con una propria storia sentimentale e sessuale, improvvisamente diventa meno “affidabile”. Non è una battuta. È un modello culturale antico che continua a riemergere con sorprendente naturalezza. E quando emerge persino dalle parole di chi ricopre le più alte cariche istituzionali, una cosa dovrebbe essere evidente: il patriarcato non è scomparso. È talmente dentro la nostra cultura che molti non riescono nemmeno più a riconoscerlo. Evidentemente 150 anni potrebbero non bastare“.

