La traduttrice del poema omerico Emily Wilson ha stroncato il kolossal di Nolan. Secondo la gregista, il regista avrebbe conservato le avventure più riconoscibili del poema, svuotandole però della loro ambiguità. Il risultato è un film pieno di rumore, immagini e grandi nomi, ma incapace di restituire ciò che rende Ulisse un personaggio ancora disturbante dopo quasi tremila anni.
La sua recensione, pubblicata sulla London Review of Books con il titolo An Uncomplicated Man, è diventata una delle stroncature più discusse del film. Non soltanto perché Wilson ha firmato nel 2017 una delle traduzioni inglesi più apprezzate dell’Odissea, ma perché Nolan aveva indicato proprio il suo lavoro come fonte d’ispirazione. Il regista aveva citato soprattutto il celebre incipit: “Raccontami di un uomo complicato”. Per Wilson, però, sullo schermo quella complicazione non è rimasta.
Emily Wilson contro l’Odissea di Nolan: “Ulisse non è più complicato”
La critica più dura riguarda il protagonista interpretato da Matt Damon. L’Ulisse omerico mente, manipola, seduce, piange, racconta storie e cambia identità. È un uomo brillante ma anche egoista, capace di usare la propria intelligenza per salvarsi e, subito dopo, di mettere tutti in pericolo per vanità.
Nel film resta soprattutto un guerriero traumatizzato. Nolan prova a spiegare il ritardo nel ritorno a Itaca attraverso le ferite della guerra: Ulisse non riesce a tornare a casa perché non sa più chi sia e teme di portare con sé la violenza vissuta a Troia. È una lettura contemporanea, ma per Wilson finisce per semplificare il personaggio invece di renderlo più profondo.
Anche la sua proverbiale inventiva viene ridimensionata. Il film non mostra la progettazione del cavallo di Troia e trasforma persino la costruzione della zattera in un gesto quasi casuale. L’eroe definito dalla polymēchania, cioè dalla capacità di trovare sempre una soluzione, diventa così un uomo che attraversa eventi spettacolari più di quanto li provochi.
Wilson riassume il problema senza giri di parole: la sceneggiatura sarebbe priva di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. Il film promette grandi riflessioni sulla guerra, la memoria e il ritorno, ma secondo la grecista riesce a rappresentare meglio “i grandi scoppi e i grandi giganti” che le persone coinvolte nella storia.
L'”Odissea” senza sesso: cosa cambia nel viaggio di Ulisse
Tra le frasi più riprese della recensione ce n’è una apparentemente ironica: nel film “non ci sono scene di sesso e tutto il cibo sembra orrendo”. Ma l’assenza del sesso non è un dettaglio marginale. Togliere il desiderio dall’Odissea significa modificare il senso stesso del viaggio.
Anche Zoe Williams, sul Guardian, ha osservato che senza le relazioni con Circe e Calipso diventa persino più difficile capire perché Ulisse impieghi tanto tempo a tornare da Penelope. Nel poema, quelle esperienze non sono parentesi decorative. Contengono desiderio, coercizione, potere e doppi standard: gli dèi maschi possono possedere le mortali senza conseguenze, mentre le figure femminili vengono giudicate anche attraverso la loro sessualità.
Nolan sceglie invece un Ulisse sostanzialmente fedele. La sua permanenza lontano da Itaca viene spiegata attraverso il trauma, non attraverso le contraddizioni del desiderio. Ma questa scelta apre un nuovo problema: se il protagonista è paralizzato dall’orrore della violenza, perché il suo ritorno culmina nella strage dei Proci? La semplificazione morale lo protegge da alcune delle sue colpe, senza risolvere le altre.
Calipso diventa una “terapista non retribuita”
La desessualizzazione del racconto pesa soprattutto sui personaggi femminili. La Calipso interpretata da Charlize Theron non è più la divinità che trattiene Ulisse per sette anni, lo desidera e gli offre l’immortalità.
Wilson la definisce una “terapista non retribuita”, incaricata principalmente di lenire l’anima ferita dell’eroe. È “sempre splendida”, ma non è mai arrabbiata, divertente o consumata dal desiderio per l’uomo che tiene prigioniero.
Anche Circe perde la componente di attrazione, pericolo e negoziazione che rende il suo episodio ambiguo. Le Sirene, tradizionalmente associate a un richiamo che intreccia conoscenza e desiderio, diventano invece l’eco astratta di qualcosa che Ulisse avrebbe perduto.
Lo stesso impoverimento riguarda Penelope. Nel poema è intelligente, prudente e capace di ingannare i Proci attraverso il celebre stratagemma della tela. La moglie di Ulisse riconosce e mette alla prova chi le sta davanti, senza limitarsi ad aspettare passivamente il ritorno del marito. Nel film, invece, secondo Wilson la sceneggiatura non le dà nulla da fare oltre a “desiderare Matt Damon, per ragioni sconosciute”.
Tutti a leggere l’Odissea? il paradosso secondo Emily Wilson
Wilson salva poco del film: Robert Pattinson nei panni di Antinoo, il ritmo e la capacità del film di non annoiare. Paragona però l’esperienza a uno spettacolo di fuochi d’artificio del 4 luglio: imponente, piacevole da guardare e quasi privo di profondità emotiva. I suoi figli adolescenti, ammette, si sono divertiti.
La recensione termina comunque con un riconoscimento: il film sta riportando il pubblico nelle sale e ha riacceso l’interesse per Omero, facendo crescere anche le vendite delle traduzioni del poema. È il paradosso dell’Odissea di Nolan: secondo Wilson tradisce gran parte della complessità dell’originale, ma potrebbe convincere migliaia di persone a cercarla direttamente nel libro.
Wilson non chiede fedeltà letterale, ma una trasformazione capace di conservare il conflitto. Nolan, invece, sembra aver voluto rendere Ulisse più comprensibile, fedele e innocente. Nel farlo, però, avrebbe eliminato proprio ciò che lo rendeva complicato.
