15 giugno 2026 – Il governo britannico ha depositato una bozza di legge per vietare ai minori di 16 anni l’accesso ai social media. L’annuncio è arrivato da Downing Street al termine di settimane di dibattito pubblico, e segna uno dei provvedimenti più ambiziosi della legislatura di Keir Starmer sul fronte della tutela dei minori online. “La sicurezza dei nostri bambini deve venire prima di tutto”, ha dichiarato il premier in conferenza stampa, definendo la misura parte di “scelte difficili ma necessarie“.
Social media vietati, cosa prevede la legge
Il disegno di legge fissa a 16 anni l’età minima per la registrazione e l’accesso alle principali piattaforme social, con obblighi tecnici e verifiche d’età più rigorose. L’ambito di applicazione è ampio: oltre ai social network tradizionali, la norma coprirà le piattaforme di gioco online e le app di livestreaming.
Nel dettaglio, le misure prevedono restrizioni alle interazioni pubbliche per i profili non verificati dei minorenni, limiti alle raccomandazioni algoritmiche per gli utenti sotto i 18 anni e divieti sulle funzioni che permettono comunicazioni pubbliche non moderate nelle app di gioco e livestreaming. Il disegno di legge sarà portato in Parlamento entro Natale 2026, con l’obiettivo di farlo entrare in vigore nella primavera del 2027. Il provvedimento si collega all’attuazione più ampia dell’Online Safety Act e alle modifiche richieste a Ofcom per il controllo delle piattaforme.
Risultati della consultazione pubblica
La decisione arriva al termine di una consultazione pubblica avviata a marzo che ha raccolto oltre 116.000 risposte da genitori, giovani, esperti e industrie dei media digitali. L’esecutivo ha reso noti alcuni dati: il 90% dei genitori partecipanti si è detto favorevole a fissare a 16 anni l’età minima per l’accesso ai social e l’85% ha valutato che i rischi superino i benefici. Un sondaggio YouGov di dicembre, citato dal governo, indicava il 74% dei cittadini favorevole a un divieto simile.
Il governo ha utilizzato questi numeri per motivare l’urgenza dell’intervento; il premier ha collegato la misura a una priorità di protezione delle fasce più giovani. Nelle ore successive all’annuncio, portavoce ministeriali hanno ribadito l’intenzione di abbinare il divieto a misure tecniche e a sanzioni per le piattaforme che non si adegueranno.
Obiezioni e confronti internazionali
Non tutti gli osservatori condividono l’impostazione. Alcuni esperti, citati durante il dibattito, hanno messo in dubbio l’efficacia di un divieto formale e hanno richiamato l’esperienza dell’Australia – indicata come primo paese con restrizioni analoghe – dove, a loro avviso, molti giovani hanno continuato ad accedere alle piattaforme nonostante le regole. Su questo punto Starmer ha risposto: “Aggirano anche altre leggi, ma non diciamo che non vale la pena vietare la vendita di alcol ai minori solo perché qualcuno riesce comunque a procurarselo“.
Il tema è arrivato anche su fronti giudiziari esteri: a marzo 2026 una giuria di Los Angeles ha condannato Meta e Google per aver progettato servizi con meccaniche ritenute provocatrici di dipendenza tra utenti giovani; la sentenza è stata citata dal governo britannico come esempio della responsabilità delle piattaforme.
Ofcom: nuovi obblighi operativi per i contenuti illegali
Il 15 giugno 2026 Ofcom ha annunciato misure operative per l’individuazione e il blocco di contenuti illegali nell’ambito dell’attuazione dell’Online Safety Act. L’autorità chiederà alle piattaforme sistemi più efficaci per contrastare terrorismo, sfruttamento minorile, frodi e altre attività criminali online e ha avvertito che in caso di inadempienza saranno previste sanzioni economiche significative.
Il divieto per età e le nuove regole operative costituiscono due direttrici dell’intervento del governo: più obblighi legali per le aziende tecnologiche da un lato, innalzamento dell’età minima per i giovani dall’altro. I prossimi passaggi parlamentari serviranno a esaminare emendamenti e osservazioni di opposizioni, esperti e settore privato.
Per approfrondire: Social media, la stretta del Regno Unito che mette pressione alle piattaforme
