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Rutte: “22 Paesi hanno aderito all’appello USA per lo Stretto di Hormuz”

Una coalizione internazionale guidata dalla NATO si mobilita per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, tra tensioni USA-Iran e la cautela dell’Unione Europea sulla crisi

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Mark Rutte

Mark Rutte | alanews.it

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Bruxelles, 22 marzo 2026 – Un gruppo di 22 Paesi, in gran parte membri della NATO, ha risposto alla chiamata degli Stati Uniti per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, una delle vie marittime più strategiche al mondo. A riferirlo è stato il segretario generale della NATO, Mark Rutte, nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News. Tra i Paesi coinvolti, oltre agli alleati europei, figurano anche nazioni asiatiche come il Giappone e la Corea del Sud, nonché il Bahrein, evidenziando una coalizione internazionale ampia e composita.

Rutte e la sicurezza dello Stretto di Hormuz

Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha spiegato che l’obiettivo della coalizione è di assicurare una riapertura rapida e sicura dello Stretto di Hormuz, attualmente teatro di tensioni crescenti dovute al conflitto tra Stati Uniti e Iran. “Da giovedì un gruppo di 22 Paesi si è riunito per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz e facilitarne la riapertura il prima possibile”, ha dichiarato Rutte, sottolineando come questa risposta internazionale sia arrivata direttamente “su chiamata di Donald Trump”.

Nonostante le recenti critiche di Trump rivolte agli alleati della NATO, definendoli “codardi”, Rutte ha evitato di entrare nel merito dello scontro, concentrandosi invece sull’unità mostrata dalla coalizione in risposta alle sfide regionali. La composizione del gruppo, che comprende sia Paesi occidentali che asiatici e del Medio Oriente, riflette l’importanza strategica e globale dello Stretto.

Il contesto internazionale e la posizione europea

Il ruolo della coalizione annunciata da Rutte si inserisce in un contesto geopolitico particolarmente teso. Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno intensificato le azioni militari e diplomatiche contro l’Iran, con Donald Trump che ha più volte annunciato una linea dura, incluso il rifiuto di negoziati e la richiesta di una “resa incondizionata” da parte di Teheran. Le tensioni si sono tradotte in attacchi e contro-raid nella regione, con coinvolgimenti in Bahrein, Iraq, e altre aree strategiche.

Parallelamente, l’Unione Europea ha scelto una posizione più cauta e distaccata. Dopo una riunione dei ministri degli Esteri europei a Bruxelles, l’Alta rappresentante UE Kaja Kallas ha confermato che non vi è alcuna intenzione di modificare il mandato della missione Aspides, attualmente impegnata nel Mar Rosso, per estenderla allo Stretto di Hormuz. “L’Europa non farà parte di questa guerra, la situazione non è chiara e non vogliamo essere coinvolti”, ha affermato Kallas, ribadendo la volontà dei Paesi membri di evitare un coinvolgimento militare diretto nella crisi.

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