Il Nasdaq perde circa il 5% a Wall Street giovedì 5 novembre, intorno alle 17 italiane, dopo aver toccato un ribasso del 5,5%. Le vendite colpiscono soprattutto i colossi dell’intelligenza artificiale. Lo S&P 500 cede il 3,2%, il Dow Jones arretra di oltre il 2% e il Nasdaq 100 è arrivato a perdere il 6%.
L’indice dei semiconduttori precipita dell’11%, Nvidia lascia sul terreno circa l’8% e Tesla oltre il 10%. Le Magnifiche Sette, le principali aziende tecnologiche americane, rischiano di perdere complessivamente circa 1.100 miliardi di dollari di capitalizzazione in una seduta: se confermato alla chiusura, sarebbe il secondo peggior calo giornaliero mai registrato dal gruppo.
Il controllo democratico del Congresso e i timori sui centri dati
Sui mercati pesa anche la vittoria dei democratici alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, con la conquista del controllo del Congresso. Gli investitori temono maggiori controlli sulle aziende tecnologiche e nuove restrizioni alla costruzione dei centri dati, necessari ad alimentare i sistemi di intelligenza artificiale.
Un rallentamento dei progetti potrebbe ridurre gli ordini per i produttori di semiconduttori, server e altre apparecchiature. Le previsioni finanziarie deludenti di Qualcomm e Arm hanno alimentato ulteriormente i dubbi sulla crescita del settore.
I democratici potranno indagare sui rapporti tra la Casa Bianca e i colossi tecnologici, convocare i dirigenti e bloccare nuove proposte legislative. Non potranno però cancellare autonomamente le politiche di Donald Trump, che conserva il potere di veto sulle leggi. Il nuovo Congresso entrerà in carica il 3 gennaio 2027.
Le restrizioni locali e il 45% dell’espansione programmata
I centri dati richiedono enormi quantità di elettricità e acqua, oltre a nuove infrastrutture energetiche. I costi ambientali ed economici sono diventati un tema di scontro politico e in diverse comunità americane sono aumentate le proteste contro i nuovi impianti.
Un’indagine ha rilevato che almeno 38 consultazioni locali su 47 si sono concluse a favore di restrizioni. In Texas e Georgia hanno vinto candidati che proponevano moratorie sui nuovi progetti.
Goldman Sachs stima che il nuovo quadro politico potrebbe interessare il 45% dell’espansione programmata dei centri dati negli Stati Uniti. Non significa che quasi metà degli impianti sarà cancellata: i progetti potrebbero incontrare nuove limitazioni, ritardi o autorizzazioni più severe.
Le conseguenze potrebbero variare tra le aziende. CoreWeave e i produttori di semiconduttori, più dipendenti dalla rapida costruzione di infrastrutture, rischiano maggiormente un rallentamento degli investimenti. Chi possiede già centri dati o dispone di grande capacità di calcolo potrebbe invece beneficiare di una crescita più lenta dell’offerta, che renderebbe più preziose le strutture esistenti.
Il voto aumenta anche l’incertezza per le società impegnate a preparare nuovi investimenti o quotazioni. Tra queste c’è Anthropic, che starebbe lavorando a un possibile debutto in Borsa.
I finanziamenti dei miliardari tecnologici ai repubblicani
La sconfitta repubblicana è arrivata nonostante gli ingenti finanziamenti dei miliardari tecnologici vicini a Trump: oltre 600 milioni di dollari sono stati destinati al sostegno dei candidati repubblicani, di cui più di 470 milioni da Elon Musk.
Tra i finanziatori figura Greg Brockman, cofondatore di OpenAI. Brockman e la moglie Anna hanno versato 25 milioni di dollari a Maga Inc e altri 25 milioni a Leading the Future, un comitato favorevole allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Il rapporto tra politica e tecnologia non è stato l’unico elemento del risultato elettorale: il malcontento per l’inflazione e la guerra con l’Iran ha avuto un ruolo importante nel voto.
