Il governo impugna la legge del Veneto sul fine vita e la decisione apre uno scontro all’interno della maggioranza. Durante il Consiglio dei ministri di giovedì 5 novembre, il vicepremier Matteo Salvini non ha partecipato alla discussione né al voto, mentre il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli si è espresso contro l’impugnazione. Il presidente della Regione, Alberto Stefani, difende invece il provvedimento e si dice convinto che supererà l’esame della Corte costituzionale.
La decisione riguarda la legge approvata dal Consiglio regionale veneto lo scorso 2 settembre, che disciplina le procedure sanitarie per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Il Veneto è la prima Regione governata dal centrodestra ad aver approvato una normativa sul tema, sostenuta anche dall’ex governatore Luca Zaia.
Fine vita, Stefani: «La legge supererà il vaglio della Consulta»
«La legge votata dal Consiglio regionale del Veneto è sostanzialmente diversa da quelle approvate in altre regioni e oggetto di richieste di modifiche da parte della Corte costituzionale», afferma Stefani in una nota diffusa dopo la decisione del governo.
Secondo il presidente della Regione, le modifiche introdotte durante l’approvazione del testo renderebbero la normativa compatibile con i principi costituzionali.
«Gli emendamenti approvati nel senso del favor vitae lo dimostrano. Per questo, dal punto di vista giuridico, sono convinto che supererà il vaglio della Consulta», aggiunge Stefani.
Salvini non vota, Calderoli contrario all’impugnazione
La decisione del governo ha fatto emergere posizioni differenti tra gli stessi partiti della maggioranza. Salvini non ha partecipato alla discussione e alla votazione, mentre Calderoli ha espresso la propria contrarietà, sostenendo che la legge veneta contiene indicazioni organizzative e procedure che si attengono alle norme già in vigore.
Anche Luca Zaia, tra i principali sostenitori della normativa regionale, è intervenuto dopo il Consiglio dei ministri. L’ex presidente del Veneto ha dichiarato di rispettare la decisione del governo, rivendicando però la scelta compiuta dal Consiglio regionale.
Zaia ha inoltre giudicato pienamente legittima la decisione degli esponenti della Lega di non partecipare al voto sull’impugnazione.
La legge era stata approvata con 32 voti favorevoli, 14 contrari e cinque astenuti, grazie a un sostegno trasversale che aveva coinvolto esponenti del centrodestra e dell’opposizione.
Fine vita, Costa (Forza Italia): «Serve una legge nazionale per superare il caos normativo»
Sul caso interviene anche Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia, che chiede al Parlamento di approvare una normativa nazionale sul fine vita.
«Oggi si conferma la necessità di una legge nazionale sul fine vita, perché una materia così delicata non può prestarsi a regole e procedure diverse da regione a regione creando un caos normativo», afferma Costa.
Secondo l’esponente di Forza Italia, le leggi regionali presentano differenze significative nella composizione delle commissioni incaricate di valutare le richieste, nei tempi delle procedure, nel coinvolgimento degli organismi etici e nelle modalità di assistenza sanitaria.
Il rischio, sostiene Costa, è che i cittadini siano sottoposti a regole differenti a seconda del territorio in cui vivono. Per questo chiede un intervento del Parlamento che garantisca certezza del diritto, uniformità di trattamento e rispetto della dignità della persona.
Anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la necessità di un intervento legislativo delle Camere.
Cosa prevede la legge del Veneto sul fine vita
La normativa veneta disciplina le procedure e i tempi dell’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito, facendo riferimento ai requisiti già individuati dalla Corte costituzionale.
Il provvedimento regola il percorso di valutazione delle richieste, il coinvolgimento delle strutture sanitarie e degli organismi competenti, oltre all’accesso alle cure palliative e alle alternative assistenziali.
La legge non introduce autonomamente il diritto al suicidio medicalmente assistito, ma interviene sugli aspetti organizzativi e procedurali della sua applicazione.
Cosa succede ora dopo l’impugnazione del governo
Con la decisione del Consiglio dei ministri, spetterà alla Corte costituzionale valutare la legittimità della legge veneta. L’impugnazione non comporta automaticamente la cancellazione del provvedimento, ma apre un giudizio sulla compatibilità delle disposizioni regionali con la Costituzione.
Il caso riporta al centro del dibattito anche l’assenza di una disciplina nazionale organica. Proprio il 5 novembre, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso ha richiamato, in un’intervista a Sky TG24, la necessità di una legislazione nazionale sul fine vita.
Resta dunque aperto il confronto tra governo e Regioni, mentre il Parlamento è chiamato a confrontarsi con una materia sulla quale continuano a emergere differenze normative e politiche.
