Un flusso di denaro da 1,25 milioni di dollari, versato nell’arco di due anni allo studio legale che difende Benjamin Netanyahu nel processo per corruzione. Al centro dell’inchiesta pubblicata dal quotidiano australiano Sydney Morning Herald c’è James Packer, miliardario australiano con rapporti personali e d’affari che arrivano fino all’entourage di Donald Trump.
Secondo quanto ricostruito dal giornale, a partire dal 23 settembre 2024 sarebbero stati effettuati bonifici mensili da 50mila dollari statunitensi dai conti della Consolidated Press International, società di investimenti riconducibile a Packer, allo studio israeliano Hadad Roth Shenhar, guidato dall’avvocato Amit Hadad, principale difensore del premier.
I trasferimenti ammonterebbero complessivamente ad almeno 1,78 milioni di dollari australiani, equivalenti a circa 1,25 milioni di dollari americani. Packer non ha negato l’esistenza dei pagamenti, ma ha respinto l’ipotesi che fossero destinati a sostenere le spese legali di Netanyahu.
I pagamenti ai legali di Netanyahu e i dubbi sul finanziamento
Una fonte vicina agli affari del miliardario ha spiegato che i versamenti sarebbero stati effettuati per remunerare servizi professionali estranei al procedimento penale, tra cui la ricerca di opportunità di investimento in Israele.
La questione è particolarmente delicata perché in passato le autorità israeliane hanno respinto diverse richieste di Netanyahu di ottenere finanziamenti da facoltosi sostenitori per sostenere le spese della propria difesa.
L’inchiesta australiana non ha tuttavia individuato prove che il denaro versato da Packer sia stato utilizzato direttamente o indirettamente per pagare gli avvocati del premier. Non risultano accuse penali nei confronti del miliardario per questi trasferimenti.
Il caso dei regali di lusso e il processo per corruzione
Il nome di Packer compare già in uno dei procedimenti giudiziari che coinvolgono Netanyahu. Il miliardario è infatti legato al cosiddetto Caso 1000, relativo ai regali di lusso ricevuti dal premier israeliano e dalla moglie Sara da alcuni facoltosi imprenditori.
Tra il 2014 e il 2016, Packer avrebbe offerto alla coppia champagne, sigari e altri benefici. La vicenda è confluita nelle accuse di frode e abuso di fiducia contestate a Netanyahu, che respinge gli addebiti.
Il premier è coinvolto anche nel Caso 2000, riguardante presunti accordi con l’editore del quotidiano Yedioth Ahronoth per ottenere una copertura giornalistica favorevole, e nel Caso 4000, incentrato sull’accusa di aver concesso vantaggi normativi al gruppo di telecomunicazioni Bezeq in cambio di un trattamento mediatico positivo.
L’avvocato Amit Hadad segue la difesa del primo ministro nei procedimenti, rendendo particolarmente sensibile la questione dei rapporti economici tra il suo studio e uno degli imprenditori coinvolti nelle vicende giudiziarie.
Chi è James Packer e il legame con Donald Trump
James Packer è un imprenditore australiano, erede di una delle famiglie più influenti nel settore dei media e degli investimenti. Nel corso della sua carriera ha sviluppato interessi nel mondo dell’intrattenimento, dei casinò e della produzione cinematografica.
Il suo nome è legato anche agli ambienti vicini a Donald Trump. Packer è stato fotografato in occasioni private insieme al presidente americano, al regista Brett Ratner e a Elon Musk.
Nel gennaio 2025 avrebbe inoltre preso in affitto una proprietà della famiglia Trump a Palm Beach, in Florida, confinante con Mar-a-Lago, la residenza privata del presidente degli Stati Uniti.
Brett Ratner, il documentario su Melania e gli Epstein Files
Un altro collegamento emerge dal settore cinematografico. Nel 2012 Packer ha fondato insieme al regista e produttore Brett Ratner la società RatPac Entertainment, successivamente coinvolta in operazioni di finanziamento cinematografico.
Nel 2013 la società ha stretto una collaborazione con Dune Entertainment, fondata da Steven Mnuchin, che sarebbe poi diventato segretario al Tesoro durante la prima amministrazione Trump.
Dopo aver ceduto la propria partecipazione nel 2017, secondo la stampa australiana Packer sarebbe rientrato nell’attività di RatPac nel 2024, nel periodo in cui prendeva forma “Melania”, il documentario diretto da Ratner dedicato alla first lady americana e ai venti giorni precedenti l’insediamento presidenziale del gennaio 2025.
Il nome del regista è comparso anche nei documenti relativi al caso Jeffrey Epstein, pubblicati dal Dipartimento di Giustizia statunitense. Tra il materiale diffuso figura una fotografia non datata che lo ritrae seduto accanto al finanziere, condannato per reati sessuali, insieme a due donne. Il suo nome compare inoltre in alcune comunicazioni contenute nei fascicoli.
Ratner ha sostenuto che la fotografia risalga a circa vent’anni fa, spiegando che una delle donne ritratte fosse la sua fidanzata dell’epoca. Ha negato di aver intrattenuto ulteriori rapporti con Epstein e non risulta formalmente accusato di illeciti nell’ambito del caso.
Il collegamento tra Packer, Ratner ed Epstein è quindi di natura personale e professionale e non costituisce, di per sé, una prova di coinvolgimento in attività illegali.
L’amicizia tra Packer e Netanyahu e il riavvicinamento nel 2024
Il rapporto tra James Packer e Benjamin Netanyahu risale a diversi anni fa. I due erano amici e vicini di casa a Cesarea, località israeliana sulla costa mediterranea, dove possedevano proprietà nello stesso complesso residenziale.
I rapporti si sarebbero raffreddati dopo l’emergere delle indagini sui regali ricevuti dal premier, per poi riprendere nel luglio 2024.
Il 24 luglio di quell’anno Packer era presente a Washington durante il discorso pronunciato da Netanyahu davanti al Congresso americano. Circa due mesi più tardi, il 23 settembre, sarebbe partito il primo dei bonifici mensili allo studio legale Hadad Roth Shenhar.
La vicinanza temporale tra il riavvicinamento e l’inizio dei pagamenti è uno degli elementi evidenziati dall’inchiesta, ma non dimostra che i trasferimenti fossero destinati a sostenere la difesa del premier.
Packer accetta di testimoniare nel processo a Netanyahu, ma solo a distanza
Intanto, il 27 ottobre, è emerso un nuovo sviluppo giudiziario. James Packer ha accettato di testimoniare nel processo per corruzione a Benjamin Netanyahu, ma ha escluso la possibilità di recarsi personalmente in Israele.
Secondo il Sydney Morning Herald, la difesa del premier ha chiesto la testimonianza del miliardario e di due suoi ex collaboratori, Ben Tilley e Guy Jalland, ritenendo che le loro dichiarazioni possano contribuire a contestare le accuse relative ai regali di lusso.
I tre si sono dichiarati disponibili a deporre in videocollegamento. In una comunicazione presentata in tribunale, Jalland ha criticato il comportamento delle autorità israeliane, sostenendo che le indagini avrebbero danneggiato Packer e violato la sua riservatezza.
La disponibilità a testimoniare arriva proprio mentre emergono nuovi interrogativi sui trasferimenti di denaro allo studio legale di Amit Hadad. Transparency International Australia ha chiesto un’indagine indipendente per chiarire la natura dei pagamenti, sottolineando che potrebbero anche risultare del tutto estranei alla difesa di Netanyahu.
Resta dunque aperto l’interrogativo sulla natura effettiva dei servizi pagati dal miliardario australiano e sull’eventuale esistenza di benefici indiretti per Netanyahu, mentre il processo per corruzione continua a rappresentare una delle vicende giudiziarie più delicate della politica israeliana.
