Sally Rooney, la celebre scrittrice irlandese nota per il bestseller “Persone normali”, diventato poi una serie televisiva con Paul Mescal e Daisy Edgar-Jones, è stata colpita da un bando nel Regno Unito. Il suo editore, Faber, ha annunciato che non distribuirà più le sue opere nel Paese, a causa delle possibili conseguenze legali legate al sostegno dell’autrice a Palestine Action, organizzazione filopalestinese dichiarata terroristica dal governo britannico nel 2025.
La scelta è stata presa dall’editore, in accordo con Rooney, per i rischi connessi al versamento dei proventi delle sue opere. Il ritiro riguarda il mercato britannico e tutti i formati mentre negli altri paesi continuerà la distribuzione
La decisione di Faber e la legislazione antiterrorismo
La legislazione antiterrorismo britannica impedirebbe a Faber di corrispondere alla scrittrice i guadagni delle vendite senza esporsi a conseguenze penali. È questo il motivo indicato dall’editore per interrompere la distribuzione: “Di conseguenza, in pieno accordo con Sally, abbiamo deciso di non distribuire più le sue opere nel Regno Unito, in qualsiasi formato”, ha dichiarato.
Rooney aveva già avvertito che la messa al bando dell’organizzazione avrebbe potuto far scomparire i suoi romanzi dalle librerie britanniche: un’eventualità concretizzatasi a distanza di quasi un anno.
Il sostegno a Palestine Action e la battaglia giudiziaria
Nell’agosto 2025, in un intervento pubblicato sull’Irish Times, Sally Rooney aveva annunciato che avrebbe continuato a sostenere economicamente Palestine Action, destinando all’organizzazione anche parte dei proventi dei suoi libri.
Il gruppo filopalestinese è noto per le azioni dirette contro aziende coinvolte nell’industria militare israeliana. Nel giugno 2025, alcuni attivisti sono entrati nella base militare britannica di Brize Norton, danneggiando due aerei della Royal Air Force. L’episodio ha mosso il governo britannico a inserire l’associazione nella liste delle organizzazioni terroristiche, rendendone illegale l’appartenenza e il sostegno. Una decisione che ha suscitato numerose proteste da parte delle associazioni per i diritti civili e dato origine a una lunga battaglia giudiziaria.
Nel febbraio 2026, l’Alta Corte britannica aveva giudicato il divieto illegittimo e sproporzionato, ma a giugno la Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza. La controversia, però, non si è ancora conclusa: il 4 e 5 novembre 2026 sarà la Corte Suprema a esaminare nuovamente la legittimità della decisione del governo britannico.
