Un video pubblicato su Facebook rilancia la difesa di Ignazio La Russa sul caso dell’agente Antonio Marino, ucciso a Milano il 12 aprile 1973. Nel messaggio, il presidente del Senato esclude qualunque responsabilità personale in quella giornata e annuncia la disponibilità a valutare azioni legali contro chi associa il suo nome alla tragedia. “La violenza va condannata sempre, senza se e senza ma”, sottolinea, tornando sulle polemiche nate dopo le sue parole sui disordini del 17 ottobre.
Il punto, insiste La Russa, è non trasformare la condanna in un esercizio di equilibrismi: “Se c’è il però la condanna diventa un’attenuante”. Da qui il contrattacco a chi, nelle sue parole, piegherebbe i fatti a letture di parte.
La Russa ricostruisce il “giovedì nero” di Milano
Nella sua ricostruzione, il Movimento Sociale Italiano aveva convocato una manifestazione in risposta a aggressioni subite da militanti di destra. Vietato il corteo, sarebbe stato autorizzato un comizio in piazza Tricolore; poi, a poche ore dall’orario previsto, anche quel comizio venne vietato. “Capimmo subito che vi era un tentativo di creare incidenti per strumentalizzarli contro il Movimento Sociale Italiano”, afferma La Russa.
A quel punto, racconta, lui e altri dirigenti si recarono in Prefettura per chiedere la revoca del divieto: “Ci recammo in gruppo, una decina di persone seguite dalla polizia in borghese. E c’è una foto che lo dimostra. Altro che corteo”.
Di lì a poco gli scontri in città degenerarono: l’agente Antonio Marino, 22 anni, fu ucciso da una bomba a mano. Per l’omicidio furono condannati i militanti neofascisti Vittorio Loi e Maurizio Murelli. Per contro, le ricostruzioni storiche attestano anche altri feriti e scontri con le forze dell’ordine, un profilo che va oltre la versione proposta nel video dal presidente del Senato.
“Non fui mai processato”: la linea di difesa
La Russa ribadisce la totale estraneità personale a quanto accadde quel giorno. “Io fui completamente estraneo, non fui mai processato per niente, neanche per manifestazione non autorizzata”, dice. Secondo la sua lettura, gli atti giudiziari riconoscerebbero il suo impegno nel tentare di evitare incidenti.
Richiama inoltre le vicende di altri dirigenti del MSI, tra cui Franco Servello: all’epoca furono accusati di aver organizzato una manifestazione non autorizzata, ma vennero assolti. Di qui la puntualizzazione: “È una notizia del tutto infondata qualsiasi mia responsabilità, qualsiasi mia partecipazione ai drammatici episodi che costarono la vita al povero agente Marino”.
Il confronto con Michela Ponzani e le possibili azioni legali
Nel video entra anche la polemica con la storica Michela Ponzani, che aveva ricordato il ruolo pubblico di La Russa nella giornata del 1973. Il presidente del Senato afferma di essere pronto a rinunciare all’azione giudiziaria “se, per esempio, la signora Ponzani decidesse di chiedere scusa per le sue parole”.
Ponzani ha però respinto la richiesta, precisando di non avergli attribuito responsabilità nell’omicidio, ma di averne richiamato la presenza alla manifestazione. La Russa cita anche i giornalisti Massimo Giannini e Paolo Berizzi: “Sono abituato alle loro contumelie, non mi interessano le loro scuse”.
La chiusura torna al punto di partenza, con un’ulteriore rimarcatura: per La Russa “nessuno potrà mai impedirmi di dire chiaro e forte che la violenza va condannata senza se e senza ma”.
