L’Iran starebbe valutando di colpire i diplomatici e il personale degli Stati Uniti in Medio Oriente e in altri Paesi nell’eventualità di un nuovo attacco contro la Repubblica islamica. Secondo il New York Times, l’allarme sarebbe contenuto in un memorandum dell’intelligence americana indirizzato al segretario di Stato Marco Rubio. Due funzionari iraniani, tra cui un membro dei Pasdaran, avrebbero confermato al quotidiano che Teheran considera gli americani possibili bersagli di rappresaglie, definendo “leciti” eventuali attacchi; non è però chiarito se l’Iran disponga dei mezzi per attuare queste minacce.
La Cnn ha riferito che Washington sta accelerando l’evacuazione di alcuni diplomatici e dei loro familiari dalle rappresentanze in Medio Oriente, come misura precauzionale di fronte al rischio di un peggioramento della sicurezza regionale. I possibili attacchi ai diplomatici statunitensi si aggiungono così ai timori di una ripresa delle ostilità e a un quadro già teso lungo più fronti.
Netanyahu e l’immagine nucleare su Tel Aviv
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha condiviso su X un messaggio dello scrittore Yuval Blumberg accompagnato da un’immagine di un’esplosione nucleare su Tel Aviv. La pubblicazione è arrivata a due giorni dalle elezioni israeliane di martedì 27 ottobre, in un passaggio politicamente sensibile per il premier.
“Lo Stato di Israele deve affrontare una minaccia esistenziale reale e concreta”, si legge nel testo condiviso. Il messaggio sostiene che un eventuale arsenale nucleare iraniano costituirebbe un pericolo superiore a ogni questione politica interna e inquadra nella presidenza di Donald Trump una finestra decisiva per affrontarlo: “Abbiamo ancora due anni di presidenza Trump per portare a termine il lavoro con l’Iran“.
Il leader dell’opposizione Yair Golan ha criticato duramente la scelta, accusando Netanyahu e i suoi collaboratori di aver perso il contatto con la realtà e di alimentare la paura con immagini e toni ritenuti impropri a ridosso del voto.
תקראו את הדברים החשובים של יובל בלומברג:
מדינת ישראל נמצאת בסכנה קיומית אמיתית ומוחשית. אם האיראנים ישיגו גרעין, שום דבר כבר לא ישנה יותר. הכל כל כך טפל אל מול הסכנה הקיומית של איראן והציר השיעי.
הסערות המבוימות והמומצאות חדשות לבקרים נועדו להסיט את תשומת הלב מהדבר האחד שהוא החשוב ביותר: סיום העבודה באיראן.
זה נוגע בקיום הפיזי של כל אדם ואדם כאן.
יש לנו עוד שנתיים של טראמפ לסיים את העבודה באיראן, ואין לדעת מה יהיה לאחר מכן, אם זו תהיה קמאלה האריס, או תואם מאמדני כלשהו.
זה חלון הזמן שנותר לנו כדי להשלים את העבודה הנדרשת כדי להבטיח את הקיום הפיזי שלנו לשנים הבאות. כל משאבי המדינה הנדרשים, צריכים להיות מושקעים במשימה הזו.
קטאר, חרדים, אוריך, גיוס, התראות.
הכל מסך עשן ענקי כדי להסתיר את הנושא היחיד שניצב מעל כולם בפער.
אם יפלו במרכז הארץ שתי פצצות אטום, את מי יעניינו כל סערות הסרק האלה?הדורות הבאים לא יסלחו לנו אם נפספס את חלון ההזדמנויות ההיסטורי שמאפשר לנו לנסות ולהשלים את המשימה הקריטית ביותר שעומדת בפני הדור שלנו.
זה לא יקרה עם ראש ממשלה שמוחזק בצווארו על ידי האחים המוסלמים וסייעני הטרור.
זה לא יקרה עם ראש ממשלה שלא מסוגל להרים את הטלפון ולנהל שיחה אינטימית רציפה עם טראמפ.
זה לא יקרה עם ראש ממשלה שלא מסוגל לעמוד בלחץ של ראיון טלויזיה.
השינאה לנתניהו, ככל שהיא עולם ומלואו עבור מחנה שלם, לא תעזור מול הגרעין האיראני.
כל אחד שדואג לקיום הפיזי שלו, של משפחתו, ושל אהוביו, ידו צריכה לרעוד לפני שהוא בוחר במישהו שלא יהיה מסוגל להשלים את המשימה, ובכך לדון את עצמו ואת משפחתו לסכנה של שואה שניה, בגלל השינאה הפוליטית שלו או בגלל סערת דמה מטופשת וחסרת חשיבות.
— Benjamin Netanyahu – בנימין נתניהו (@netanyahu) October 25, 2026
Araghchi esclude un cambio di posizione dell’Iran
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito che una ripresa delle ostilità con Israele e Stati Uniti non modificherebbe la posizione di Teheran. “L’attuale conflitto ha cambiato tutto“, ha dichiarato, aggiungendo che anche la gestione dello Stretto di Hormuz non potrà più essere quella del passato.
Araghchi ha contestato la presenza militare americana nella regione, sostenendo che le basi degli Stati Uniti non hanno garantito maggiore sicurezza ai Paesi ospitanti, ma hanno contribuito ad accrescere il rischio di nuovi scontri. In parallelo, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha affermato che gli Stati Uniti si sarebbero “cacciati in un pantano” per errori di valutazione e ha escluso che pressioni politiche o minacce militari possano costringere l’Iran alla sottomissione.
I negoziati tra Washington e Teheran restano in una fase di stallo, con un rischio elevato di nuova escalation e una prospettiva di intesa che appare ancora lontana secondo le valutazioni ricorrenti nel dibattito regionale.
Operazioni in Cisgiordania e allerta elettorale
In Arabia Saudita è stata segnalata l’intercettazione di missili Houthi, episodio che si inserisce in un contesto di sicurezza già fragile. Le forze israeliane hanno condotto operazioni nel nord della Cisgiordania, con decine di palestinesi arrestati, mentre la tensione resta alta lungo diverse linee di contatto.
Secondo i media israeliani, le forze armate sono state poste in stato di massima allerta in vista delle elezioni. Sono stati dispiegati decine di migliaia di soldati ed è stata programmata un’esercitazione per simulare la risposta a un possibile attacco su più fronti, misura che segnala l’attenzione delle autorità al rischio di ulteriori shock in coincidenza con la scadenza elettorale.
