Torna a salire pericolosamente la tensione tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, dove un nuovo scambio di attacchi ha interrotto settimane di relativa calma. Le forze americane hanno colpito due lanciarazzi iraniani sull’isola di Larak, mentre la Guardia rivoluzionaria ha risposto rivendicando attacchi contro installazioni militari statunitensi in Giordania.
Nelle ultime ore è arrivato anche l’avvertimento di Donald Trump. Il presidente americano, intervistato da Fox News, ha annunciato che Washington risponderà agli attacchi iraniani contro le proprie forze. “Li colpiremo duramente”, ha affermato Trump.
Il raid americano sull’isola di Larak
Secondo il Comando centrale degli Stati Uniti, l’operazione su Larak ha preso di mira due lanciarazzi iraniani. Il portavoce di CENTCOM, Tim Hawkins, ha spiegato che membri della Guardia rivoluzionaria erano stati osservati mentre si preparavano a utilizzare razzi equipaggiati con mine navali nello Stretto di Hormuz.
Washington ha descritto l’intervento come un’azione “limitata e precisa”, sostenendo che le forze iraniane rappresentassero una minaccia imminente per la navigazione commerciale. L’attacco rappresenta la prima azione militare americana nota contro obiettivi iraniani da circa un mese.
Secondo fonti iraniane, nel raid ci sarebbero stati almeno due morti e alcuni feriti.
CENTCOM sostiene inoltre di aver completato la scorsa settimana la rimozione delle mine dalle rotte internazionali nello Stretto. La situazione resta però estremamente delicata: secondo l’Organizzazione marittima internazionale delle Nazioni Unite, circa 6mila marittimi a bordo di 400 navi risultavano ancora bloccati nell’area alla fine della scorsa settimana.
L’Iran attacca le basi Usa in Giordania
La risposta iraniana non si è fatta attendere. La Guardia rivoluzionaria islamica (IRGC) ha annunciato di aver lanciato missili contro le basi di King Hussein e Al Azraq, in Giordania, sostenendo di aver preso di mira infrastrutture militari americane.
Le forze armate giordane hanno però riferito di avere intercettato e distrutto otto missili entrati nello spazio aereo del regno, senza che venissero segnalati danni.
L’escalation ha coinvolto anche gli Emirati Arabi Uniti. Abu Dhabi ha annunciato di avere intercettato un drone iraniano sopra le proprie acque territoriali, definendo l’episodio una pericolosa escalation e una violazione della sovranità nazionale. Le autorità emiratine hanno invece smentito le notizie secondo cui sarebbe stata colpita la base aerea di Al Minhad, vicino a Dubai.
Trump minaccia una nuova risposta, tensione anche su Kharg
A rendere ancora più incandescente il quadro sono state le dichiarazioni di Trump. Dopo aver annunciato una dura risposta agli attacchi contro le forze americane, il presidente ha pubblicato sui social un video generato con l’intelligenza artificiale che mostrava la distruzione dell’isola iraniana di Kharg, snodo fondamentale per le esportazioni petrolifere di Teheran.
Reuters sottolinea però che non ci sono prove che Kharg sia stata attaccata e che le attività sull’isola risultano proseguire normalmente.
Sul fronte opposto, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha cercato di mantenere aperto uno spazio diplomatico. Teheran, ha affermato, non sta cercando una guerra e continua a puntare a una soluzione negoziata, pur rivendicando il diritto a reagire a eventuali nuovi attacchi.
Petrolio sopra i 90 dollari
La nuova escalation ha avuto immediate ripercussioni sui mercati energetici. Il Brent è salito di oltre il 3%, superando i 90 dollari al barile, mentre anche il greggio statunitense WTI ha registrato un deciso rialzo.
Lo Stretto di Hormuz resta infatti uno dei passaggi più strategici per il commercio mondiale di petrolio e gas. Nonostante Washington sostenga che le principali rotte siano state liberate dalle mine, il traffico commerciale non è ancora tornato ai livelli precedenti alla guerra e molte compagnie continuano a considerare rischioso il transito.
Parallelamente gli Stati Uniti intendono aumentare anche la pressione economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha anticipato nuove iniziative contro gli istituti finanziari coinvolti nelle transazioni iraniane, nell’ambito della strategia americana per isolare ulteriormente Teheran.
Il nuovo scambio di attacchi riporta così lo Stretto di Hormuz al centro della crisi, proprio mentre restano aperti i tentativi diplomatici per ripristinare una navigazione più regolare. Alle dichiarazioni concilianti di Pezeshkian si contrappone però la linea molto più dura annunciata da Trump, lasciando aperto il rischio di una nuova e più ampia escalation militare.
